La pandemia stronca le assunzioni: -38% Turismo a picco, Venezia è maglia nera

I dati di Veneto Lavoro del primo trimestre 2021: soffrono i settori dove sono in vigore le limitazioni. Donne più penalizzate

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La chiusura dei ristoranti, gli hotel che smettono di assumere, gli addetti stagionali ai servizi di campeggi e stabilimenti balneari del litorale costretti a cercare un altro lavoro. C’è il crollo del turismo dietro al primato della provincia di Venezia rispetto al resto del Veneto nel calo delle assunzioni in questi primi tre mesi del 2021. I nuovi contratti (a tempo determinato, indeterminato o di apprendistato) sono stati 14.964: il 38% in meno rispetto ai 24.161 di gennaio-febbraio-marzo 2020. E la forbice si allarga ancor di più se si guarda al 2019, quando il numero di nuovi assunti era stato superiore del 56% rispetto ad oggi (34.794 nuovi contratti). E non deve far sorridere nemmeno il saldo in positivo (+3.943) per la provincia di Venezia tra contratti stipulati ex novo e interrotti. Il dato infatti risente dei provvedimenti di tutela dell’occupazione ancora in vigore e su tutti del divieto di licenziamento.

La fotografia del mercato del lavoro è stata scattata da “Bussola” di Veneto Lavoro secondo cui, a livello regionale, nel primo trimestre del 2021 si è registrato un saldo occupazionale positivo per circa 29 mila posizioni di lavoro dipendente, un risultato sensibilmente migliore rispetto a quello del 2020 (+18.169) che scontava l’emorragia di posti di lavoro registrata a marzo in occasione dell’avvio del lockdown, ma ancora di molto inferiore a quello del 2019 (+44.411). Le difficoltà del mercato del lavoro veneto appaiono evidenti dall’analisi dell’andamento delle assunzioni. Tra gennaio e marzo 2021 si sono infatti registrate poco più di 100 mila assunzioni (104.503), il 17% in meno rispetto al 2020 e il 31% in meno rispetto al 2019. Lo scarso dinamismo del mercato del lavoro si riflette anche sulle cessazioni, in calo del 29% rispetto al corrispondente periodo dei due anni precedenti, soprattutto per effetto della diminuzione dei licenziamenti collettivi (-68%) o per motivi economici individuali (-65%) e di quelli legati alla fine dei rapporti a termine (-39%).

A livello regionale, le donne si confermano le più penalizzate dalla crisi con una flessione delle assunzioni del 22% rispetto al 2020, a fronte del –13% fatto registrare dagli uomini. Come anticipato, a risentirne di più sono le città a vocazione turistica. Detto di Venezia, il calo delle assunzioni si fa sentire anche a Verona (-17%). Variazioni più contenute a Padova (-12%), Vicenza (-11%), Treviso (-9%)

Il calo della domanda di lavoro si è concentrato principalmente nei settori soggetti alle restrizioni ancora in vigore, ovvero servizi turistici, ricettività e ristorazione (-60% rispetto al primo trimestre 2020 e –75% sul 2019) e commercio (rispettivamente –23% e –34%). In calo anche editoria e attività culturali (-15%), servizi di vigilanza (-19%) e di pulizia (-16%), alcuni settori industriali quali industria farmaceutica (-56%), legno-mobilio (-13%) e industria alimentare (-12%). La stagionalità spinge l’agricoltura che contiene la flessione delle assunzioni al –2,5% e mostra un saldo occupazionale di poco inferiore a quello dello scorso anno. Cala, invece, la disoccupazione come effetto del minor dinamismo sul mercato del lavoro e dell’aumento degli scoraggiati.

Nei primi tre mesi dell’anno ai Centri per l’impiego del Veneto sono state presentate 25.800 dichiarazioni di immediata disponibilità, il 12% in meno rispetto allo stesso periodo del 2020. Le donne rappresentano oltre la metà dei nuovi disoccupati (55%), gli stranieri mantengono la loro presenza attorno al 26% del totale, mentre cresce il peso dei giovani che valgono il 35% dei flussi totali. —



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