Incidente in laguna, lo storico tassista: «Abbiamo le nostre colpe, ma non siamo dei mostri»

Luigi Garizzo, storico tassista e consigliere comunale: «Serve un nuovo piano del traffico»

Alberto Vitucci
Luigi Garizzo (a destra) a bordo del taxi ibrido a Rialto
Luigi Garizzo (a destra) a bordo del taxi ibrido a Rialto

Una categoria sotto accusa. «Sono tanti, corrono troppo, non rispettano le regole». La tragedia dei due ragazzi morti dopo essere stati investiti all’alba da un taxi diretto all’aeroporto riaccende il faro sui motoscafisti. Una categoria forte, a volte vera e propria lobby tutelata dalla politica di ogni colore, che resiste ai controlli e rivendica diritti. Una Legge regionale del 1992 ne autorizza l’attività con doppia licenza nella stessa barca, quella di taxi e quella di noleggio. In verità sono realtà molto diverse. Il taxi servizio pubblico a tassametro, come in tutte le grandi città. Il noleggio servizio di trasporto ormai esclusivamente turistico. I taxi sono sempre di più, perché a quelli con licenza comunale, poco più di 300, si aggiungono quelli con altre licenze, il Diporto commerciale, le targhe P e Rv, le vetrerie e gli alberghi: un sistema complesso, che spesso prolifera nella mancanza di regole chiare e controlli.

L’incidente colpisce le coscienze. Poi ricomincia tutto come prima. In Consiglio comunale da qualche mese è stato eletto un consigliere che rappresenta soprattutto loro, i motoscafisti. Luigi Garizzo, 70 anni, consigliere di Fratelli d’Italia, è stato presidente della cooperativa Serenissima e coordinatore delle realtà del trasporto pubblico non di linea. Esperto del settore e del traffico acqueo, ideatore di un prototipo di taxi elettrico che però non è mai entrato in servizio.

Garizzo, il traffico acqueo è fuori controllo, tutti corrono e nessuno rispetta i limiti. I motoscafisti sono sotto accusa. Cosa bisognerebbe fare, subito?

«Ci vorrebbe un miracolo… La situazione è un po’ fuori controllo. E qualcosa bisogna fare, ma non è facile».

Che effetto fa adesso sentirsi sotto accusa…?

«Beh, abbiamo le nostre colpe. Ma quando succedono queste disgrazie ci danno anche le colpe che non abbiamo. Bisogna vedere cosa è successo davvero. A quanto sappiamo la barca è spuntata all’improvviso, il pilota non ha fatto in tempo a evitarla».

Magari se andava più piano...

«Chissà, forse non sarebbe bastato».

Ma è vero che questi incidenti succedono sempre più spesso.

«Negli ultimi casi non era colpa nostra. Stavolta non è questione di traffico. A quell’ora non c’era nessuno, non c’erano onde…».

Così non si va avanti per molto. La sicurezza è a rischio. Non è più soltanto questione di moto ondoso e di tutela dell’ambiente, ma di salvare vite umane.

«Ma certo che qualcosa bisogna fare, noi siamo disponibili».

Da dove comincerebbe Lei?

«Beh per esempio bisogna costituire un’associazione che raccolga i rappresentanti delle cooperative e delle ditte singole. Quando c’è un problema e il Comune chiama hanno un interlocutore. Adesso non è così, ognuno fa quel che vuole».

Forse non basta. Non crede che siano necessari provvedimenti drastici? Il Barcavelox da estendere a tutta la laguna, ad esempio, come ha ipotizzato lo stesso sindaco Venturini. E anche in canale di Tessera, oggi un’autostrada dove si rischia di essere investiti dai bolidi che vanno a 50 all’ora con i limiti di 20 e di 7 davanti alle isole.

«La vedo difficile. Così si blocca la città. La gente dovrebbe attendere ore in coda all’aeroporto, per portarli tutti ci vorrebbero ancora licenze, almeno altri 200 taxi e ancora motoscafi... La questione vera è che ci sono troppi turisti».

Qualcosa va fatto subito, non crede? La categoria ha respinto la proposta di installare il Gps avanzata dal Comune qualche anno fa.

«Il Gps andrebbe messo su tutte le imbarcazioni, a cominciare dalle 150.000 del diporto che circolano in laguna…».

Ma sono i taxi che corrono più di tutti.

«In alcuni casi come nei canali interni i limiti sono troppo bassi, 5 chilometri orari non è possibile. Se il Comune li alza si può ragionare».

I controlli antidroga e antialcol?

«Su questo siamo favorevoli, Chi sbaglia va punito. Io farei come in terraferma. Pattuglie della polizia ti fermano e ti fanno l’alcoltest. Un controllo l’anno è troppo poco».

Torniamo al canale di Tessera. Sta diventando un luogo dove si rischia la vita.

«E’ vero. Ma è un canale rimasto lo stesso dagli anni Sessanta, si interra, è troppo stretto. C’è bisogno di mettersi intorno a un tavolo, di un nuovo piano del traffico. Perché la città è cambiata».

Intanto i motoscafisti potrebbero andare un po’ più piano.

«Noi lo diciamo a quelli più giovani, cerchiamo di sensibilizzarli. Poi ognuno è personalmente responsabile di quello che fa».

E’ vero che più si corre più si guadagna. La categoria guadagna troppo?

«Non credo. E poi non c’entra con gli incidenti».

Il motoscafo di quella notte aveva solo la licenza taxi ma era in servizio di noleggio.

«Credo che potesse farlo. Il Comune ha concesso gli extraturni. Cioè anche quando uno è in riposo e non è in turno può lavorare lo stesso».

Ma così il numero delle barche aumenta ancora…

«Forse sì. Bisogna discuterne».

 

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