Incendio alla Simar 4 ore per spegnerlo Nessun operaio ferito

MARGHERA. Incendio alla Simar Spa di Porto Marghera, nessun ferito tra i cento dipendenti. Ieri, poco prima delle 8, ha preso fuoco uno dei laminatoi dello stabilimento a causa del surriscaldamento dei due trasformatori sottostanti. La direzione dell’impianto ha fatto evacuare subito l’area interessata. Sul luogo sono arrivati prontamente i vigili del fuoco che sono stati impegnati nella delicata operazione di spegnimento delle alte fiamme, sino alle 14. Dopo che l'incendio è stato domato, i pompieri hanno cominciato a sparare aria fredda sui trasformatori in maniera da abbassarne la temperatura. I vigili del fuoco non hanno potuto fare riscorso all’acqua ma sono stati costretti ad utilizzare sostanze speciali per soffocare il fuoco. Infatti l’alluminio, che è uno dei metalli di cui sono composti i laminati della Simar, a temperatura di fusione non deve assolutamente essere fatto entrare a contatto con l’acqua, per evitare reazioni chimiche esplosive.
Le rsu hanno chiesto un incontro immediato all’azienda, per avere informazioni dettagliate sull’accaduto e per capire se sono state effettivamente applicate tutte le necessarie norme di prevenzione antincendio. «I responsabili della direzione della Simar», afferma Luca Trevisan segretario provinciale di Fiom-Cgil, «hanno spiegato che ieri pomeriggio erano impegnati con i responsabili dell’assicurazione e così l’incontro si terrà oggi. Prima di fare le nostre valutazioni, chiederemo tutte le informazioni necessarie sull’accaduto. Poi verificheremo attentamente se ci sia stato il rispetto delle norme sulla sicurezza antincendio. Per fortuna, comunque, non ci sono stati feriti e il personale è stato evacuato prontamente. È necessario anche capire quando l’impianto, che ha preso fuoco, potrà tornare in funzione».
La Simar produce laminati per l’edilizia, laminati Gm, leghe per pressofusione, leghe ad alto tenore di alluminio, leghe per colate centrifughe e filo di zinco. Il sito di via Delle Industrie 22, che un tempo era della Samin di Eni Risorse, è stato acquisito nel ’97 dalla Cordifin Spa del veronese Angelo Cordioli. L’azienda è stata al centro di polemiche prima per il sequestro da parte della Finanza di una discarica abusiva e poi, nel 2010, quando chiese il potenziamento dei rottami non ferrosi da trattare: da 18 mila a 45 mila tonnellate all’anno. Il progetto era stato bocciato dai Consigli comunale e provinciale. Ma ricevette parere positivo dalla commissione Via (Valutazione di impatto ambientale) della Regione. All’epoca, Porto Marghera sembrava essere al centro dello sviluppo di tre importanti piattaforme di rifiuti (Simar, Alles e Sg31) che trovarono una decisa opposizione da parte del mondo ambientalista.
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