Al Candiani di Mestre un concerto per Guido Toffoletti
Mal dei Primitives, Aldo Tagliapietra, il regista Ciprì e il maestro Maiello alla reunion per il leader della Blues Society scomparso nel 1999

C’era una volta un musicista veneziano dal tocco magico. Capace di far vibrare corde particolari, al punto di conquistare incredibilmente figure leggendarie e inavvicinabili dell’Olimpo del rock, dai Rolling Stones ai Led Zeppelin a Bob Dylan, che lo consideravano non un collega ma un amico. Ammirate dalla sua genuinità, dal suo entusiasmo. Caratteri che invece nella sua città gli attirarono invidie, disprezzo, persino calunnie.
Saremo in tanti, con diversi protagonisti del blues rock italiano, sul palco del Candiani a Mestre il prossimo 18 aprile, per ricordare Guido Toffoletti, bluesman scomparso nel 1999 che oggi pochi, specie fra i più giovani, conoscono.
Assieme a chi affiancò Guido nella sua Blues Society, Stefano Zabeo e il sottoscritto, ci saranno una star anni Sessanta come Mal dei Primitives, Aldo Tagliapietra leggendaria voce delle Orme, Pino Scotto già frontman dei Vanadium, un grande violinista rock come Giuseppe Ciprì e pure il maestro Antonio Maiello, che nella coppia “Antonio e Marcello” fu a lungo mattatore con Arbore in “Quelli della Notte”. Guido era sempre aperto alla sperimentazione, per questo avremo con noi pure un giovane talento come Alberto Niero, in arte BlackRock, fuoriclasse internazionale di Beatbox (l’arte di riprodurre suoni e ritmi solo con la voce),
Per me Guido fu un maestro, un mentore, un fratello maggiore. Non avevo 18 anni quando mi scelse come batterista. Ero un ragazzino esuberante con in testa i ritmi dei Deep Purple, lui mi mise in riga e per impormi la sobrietà del blues arrivò a farmi suonare solo con rullante, cassa e piatti, cosa che mi insegnò a raggiungere effetti speciali con una strumentazione ridotta.
Guido mi fece scoprire leggende del blues come B B King e Muddy Waters, insegnandomi pure a credere in me stesso. “Tu puoi suonare con chiunque”, mi diceva. E grazie a lui mi ritrovai alla batteria a fianco di grandi chitarristi come Mick Taylor che fu dei Rolling Stones, celebri sassofonisti come Mel Collins ex King Crimson e Camel e Dick Heckstall Smith dei Colosseum. Abituato ai terribili scherzi che Guido adorava fare agli amici, pensai fosse una burla pure quella trasferta urgente che mi costrinse a fare in taxi sino a Thiene, dove al palasport montavano un impianto impressionante, Guido era al tavolo con un biondo dai capelli lunghi che dopo un litigio aveva perso il batterista. Non sapevo nulla dei suoi pezzi ma dopo averne provati un paio finii con lui sul palco. Era Alvin Lee, straordinario chitarrista dei Ten Years After divenuto leggenda a Woodstock.
Dopo “Set me free”, il cd alla memoria di Guido a dieci anni dalla scomparsa che realizzai con la Max Rock Blues Society, cui aveva voluto contribuire pure Patty Pravo, ora ci prepariamo a ricordarlo il 18 aprile al Candiani, in una serata condotta dalla brava Chiara Perale.
Rievocando una figura eccentrica di eterno ragazzo con una chitarra stellestrisce a forma di Stati Uniti d’America, poco compreso in patria, che vantava amici davvero speciali, da Alexis Korner patriarca del blues britannico a Keith Richards chitarrista dei Rolling Stones. Un mistero la sua vita, pure la sua morte assurda, pedalando su una bici scassata travolto nella notte da un’auto su una strada di campagna. —
*musicista
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