In rete tutti pazzi per Elsa Addio al puma della Cita

A Marghera la conoscevano bene. Chi la ricorda con tenerezza, chi preferiva stare alla larga, chi ci ricamava sopra storie fantasiose. Dal ’95 al 2000, la storia di Elsa, puma che viveva al terzo piano di un appartamento della Cita, morta di vecchiaia giusto una settimana fa in uno zoo speciale ad Aprilia, è stata un po' sulla bocca di tutti. Difficile dimenticare le lunghe passeggiate a guinzaglio su e giù per il quartiere con l’amato padrone Derio Groppello.
A rendere così famosa Elsa è stato soprattutto un gruppo, i Lagunablè, che le ha dedicato la canzone “Puma in condominio”, uscita nel 1997. Un po' per le parolacce, un po' per l'insulto finale all'animale, quella canzone ai “genitori” di Elsa non era mai andata giù. Ma è soprattutto con quella che oggi la gente la ricorda su internet e ne parla sui principali social network. Su facebook e twitter è tutto un condividere foto, video, ricordi, articoli di giornale. «Sono giorni che sento dire che è morta una certa Elsa», dice Maurizio Dabalà, «e non riuscivo a capire chi fosse. Poi ho letto della morte del puma della Cita e ho ricollegato».
C'è anche chi polemizza: «Certo, non era proprio un gattino. Non doveva stare lì». Per poi smentirsi dopo aver letto il commento di una che insieme al puma è cresciuta, Monia Groppello, una delle tre figlie di Derio e Anna Groppello: «Elsa è nata in un allevamento e noi le abbiamo solo risparmiato di fare la fine dei suoi genitori: in due in una gabbia di quattro metri quadri. O magari di finire in un circo o allo zoo. A casa nostra ha ricevuto amore e, per quanto possibile, libertà».
Elsa è stata ricordata a Marghera anche con un’epigrafe, come fosse una persona cara. Sulla sua vera storia c'è sempre stata confusione e più di qualcuno si è divertito a ricamare storie fantastiche. C'era chi diceva che i Groppello l'avessero presa di ritorno da un viaggio in Sud America, che l'avessero ordinata come in un catalogo. Invece quel cucciolo era arrivato ancora con gli occhi chiusi in un appartamento di 100 metri quadri, in una famiglia che da quando l'aveva in casa non pensava che a lei. Per portarsela in vacanza, avevano comprato un camper dove al posto di un letto avevano fatto mettere una gabbia solo per lei. Lo stesso in auto: per far posto ad Elsa la monovolume era diventata una due posti. Poi la decisione di portarla a Roma, quando la nuova normativa stabilì che Elsa potesse uscire di casa solo in gabbia.
Lì trascorse altri sette anni in salute insieme ai suoi simili, altri felini nati in cattività che venivano addestrati per recitare nelle grandi produzioni cinematografiche. Bella com'era qualcuno la notò e così Elsa divenne famosa posando come modella per la linea gioielli di Gucci. Di quegli scatti colpisce uno sguardo fiero e un'indiscutibile eleganza. Pur bellissima, è come se le mancasse qualcosa, quella freschezza e quella luce che le illuminavano gli occhi in quegli anni giovanili trascorsi in una serenità forse innaturale a Marghera.
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