Impianto glp, rischi e prescrizioni per tutti

CHIOGGIA. Traslochi per le attività produttive adiacenti, limiti per il traffico portuale e un kit di sopravvivenza sempre pronto per tutti i residenti.
Queste solo alcune delle conseguenze che potrà avere l’impianto di gpl di Punta Colombi che ieri hanno ipotizzato i fondatori del “Comitato No gpl”, sorto in modo apolitico e apartitico, per coinvolgere l’intera città nella battaglia contro l’impianto.
Finora si è parlato molto di responsabilità, di rimpalli e di strategie politiche, ma forse troppo poco di cosa possa voler dire nel concreto l’impianto per chi ci dovrà convivere. Nel dettaglio lo spiegherà un ingegnere che ai primi di settembre verrà a Chioggia su invito del comitato per un incontro pubblico sui rischi di impianti di questo genere. Qualcosa però è già emerso ieri. «La città deve sapere a cosa va incontro», spiega Eliana Ardizzon del comitato, «sembra che alcune attività della zona siano già state contattate per essere trasferite perché incompatibili con il traffico di gas in laguna. Pare che ciascuno di noi debba avere un kit di sopravvivenza sempre pronto e che ogni giorno transiteranno per Val da Rio almeno 14 cisterne. Non capiamo però perché se le attività dovranno trasferirsi, le scuole e le case, nel raggio di 300 metri, invece possano rimanere lì…».
Il comitato sta studiando tutta la corposa documentazione sull’impianto di Val da Rio e su simili impianti, come quello di Augusta in Sicilia (dove esistono prescrizioni per un raggio di cinque chilometri), per poter dare alla città tutte le informazioni tecniche.
«I tempi sono stretti», spiega Roberto Rossi, presidente del comitato, «occorre muoversi in fretta. Certo l’impianto sta andando avanti, ma siamo convinti che ci siano ancora dei margini per evitare le ultime autorizzazioni che mancano. Serve però che a dire no sia la città, in modo corale. Abbiamo chiesto ai partiti di fare un passo indietro e di aiutarci senza che nessuno si metta una coccarda».
I moduli per la raccolta firme saranno presenti in alcuni punti fissi (biblioteca civica, Caritas, bottega equo e solidale Mappamondo, sede Gruppo turismo, bar Jamiro e in altri luoghi), ma potranno richiederli anche negozi, associazioni, gruppi, parrocchie e semplici cittadini per coinvolgere il quartiere.
«A fine settembre», spiega la coordinatrice del comitato Eliana Ardizzon, «organizzeremo anche una manifestazione pubblica importante che accenda i riflettori su Chioggia». Le firme saranno inviate al Presidente della Repubblica.
Elisabetta Boscolo Anzoletti
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