Il sacerdote consola i ragazzi «Perso un amico e un fratello»
SAN DONà
Il giorno dopo il campetto di calcio è desolante. Un manto verde, deserto. Qualche bambino davanti ai giochi poco lontano, ma il luogo in cui è morto il giovane di 17 anni è in questo momento davvero immagine della sofferenza e tristezza di quei momenti. A Passarella di Sopra, frazione di San Donà, non si parla d’altro. Gli ultimi minuti prima della morte di Christian Bottan, 17enne di Caposile morto a seguito di un arresto cardiocircolatorio mentre giocava al campetto dell’oratorio, sono frammenti indelebili nella mente di chi ha assistito ai disperati soccorsi.
I giovani amici con i genitori, il sacerdote, i parrocchiani erano nell’oratorio in una domenica estiva di gioia, lontani dalla frenesia delle spiaggie. Tra questi anche Christian, che la domenica sotto il sole aveva deciso di giocare con gli amici di sempre una partita per poi magari stare assieme anche la sera nella frazione che era come casa suo, gli amici che erano come dei fratelli.
Il Pubblico ministero che coordina le indagini ha ritenuto di dare il nulla osta per i funerali e non è prevista alcuna autopsia, al momento, in quanto è chiara la causa della morte, collegata a una miocardite bilaterale di cui era affetto il ragazzo e che già aveva impedito lo sport a livello agonistico. Il parroco di Passarella, don Giuseppe, anche lui affranto e impressionato da quanto è accaduto sta organizzando un incontro di preghiera con gli amici di Christian che si svolgerà probabilmente proprio nel campetto dell’oratorio, dove si è consumata la tragedia cui molti residenti hanno assistito accanto ai ragazzi.
Ieri mattina, i tanti giovani che lo conoscevano hanno parlato di lui, scambiandosi messaggi e riflessioni attraverso i social. Hanno manifestato grande maturità, oltre che sensibilità davanti a quanto accaduto.
«Ho sempre pensato che certe cose devono succedere», dice un giovane, «ma quando ho capito cosa veramente si prova, ho avuto paura. Quella vera, di perdere un amico, un fratello».
Chi non era alla partita di calcio è stato informato poco dopo della morte di Christian: «Pensavo a uno scherzo, ora vivo nella tristezza. Quello che è accaduto a Christian è un’ingiustizia, era gentile e premuroso, avevamo bisogno di lui». Sono ragazzi giovanissimi, quasi nessuno maggiorenne. Ieri sono cresciuti tutti all’improvviso davanti all’amarezza che la vita purtroppo riserva. Lo descrivono come un amico di cui fidarsi. E sono sinceri.
«È successo troppo velocemente», dice un altro giovane che era al campetto domenica, «è stato traumatizzante, scioccante vederlo andarsene così, giocando al pallone come abbiamo sempre fatto. Era troppo buono, umile, intelligente. Se ne è andato davanti a noi troppo presto, non lo meritava e ha lasciato un vuoto» . Gli amici e i ragazzi dell’oratorio stanno pensando di firmare tutti la maglietta da calcio per metterla sulla bara dell’amico. —
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