Il presepe green dei carcerati «No a una società di plastica»
venezia. Dietro le sbarre del carcere maschile Santa Maria Maggiore appare un presepe fatto di plastica. Ricorda il Natale e l’attualità. La capanna, le montagne e il mare sono luminosi, grandi, green. In un angolo una piccola nave con la bandiera della pace e la scritta «Io posso entrare«, tra le onde blu un modellino di paratoia gialla con la parola »Mose?». È un pugno sullo stomaco che invita alla riflessione. È stato realizzato dai detenuti per lanciare messaggi che il Patriarca Moraglia ha subito colto. Tra gli autori Mauro – tra un mese concluderà la detenzione – che ha spiegato bene a un ammirato Patriarca che ieri, accompagnato dalla direttrice Immacolata Mannarella, dal cappellano don Antonio Biancotto, dal direttore della Caritas Stefano Enzo e dal segretario don Morris Pasian, si è recato in carcere.
Qui ha celebrato la messa e incontrato oi detenuti. Apprezzamenti per l’originalità da parte del presidente della Corte d’Appello Ines Maria Luisa Marini, dal presidente del Tribunale Salvatore Laganà e dal viceprefetto Sebastiano Cento. Nell’omelia il Patriarca ha ripreso il tema del presepe costruito con bottiglie di plastica. «È una cosa intelligente. Il presepe è un esame di coscienza. Siamo in un mondo fatto di plastica, non sappiamo più come smaltirla. Ci sono parti dell’oceano con spazzature grandi come isole. Non possiamo andare avanti così». Sulla piccola nave entrata nel porto di Venezia il Patriarca ha detto: «Sì, a Venezia possono entrare le navi purché che ne rispettino la fragilità. Ecco, chi è dentro vede come vanno le cose fuori». Sul Mose si è chiesto: «Quando funzionerà?», e proseguito: «Questo presepio rappresenta la nostra città ferita dall’acqua alta e la nostra civiltà consumistica. La fragile Venezia ha bisogno di trovare una forza perché non sia violentata da presenza eccessive e invadenti; ha bisogno anche di costruire un tessuto insieme a voi una volta che siete usciti».
Il Patriarca si è rivolto a quegli uomini che hanno sbagliato con affetto e ricordato l’esperienza dolorosa della detenzione che deve essere finalizzata al recupero e al reinserimento sociale. «Sbagliare è di tutti ma non rimanete fermi al vostro sbaglio. Nessuno vi condanna, lo confermano queste autorevoli presenze». Moraglia ha invitato quegli uomini di diverse culture e religioni a guardare al futuro con fiducia: «Bisogna uscire di qui con una testa diversa». Gioioso il momento dei doni consegnati a tutti da Babbo Natale, per il Patriarca una maschera fatta a mano con tessuto Rubelli. Il lavoro in carcere, parte importante di riabilitazione, ha visto quest’anno la creazione di un laboratorio di maschere, l’attività è di 3 ore alla settimana. A Natale tutto è possibile, anche la domanda dei detenuti che attende risposta: «Le commesse esterne ci sono. Possiamo avere più spazio?». Mentre il Patriarca superava il portone qualcuno si è soffermato a leggere le letterine dei bambini di una parrocchia di Favaro. «Spero che siate bravi. Buon Natale». —
Nadia De Lazzari
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