«Il Miranese non è per disabili dieci emergenze da affrontare»

MIRANO
«Siamo stanchi e amareggiati di come la presenza di un figlio disabile in famiglia stia diventando un dramma a causa della mancanza di servizi e delle differenze di trattamento applicate dalle poche strutture pubbliche rimaste». In queste settimane, sulla scrivania dei sette sindaci del Miranese, sta arrivando una lettera che apre proprio così. È una richiesta d’aiuto forte, sommato a un grido d’allarme scritto da un gruppo di genitori con in casa un giovane portatore di handicap. Chiedono che si discuta del problema in Conferenza dei sindaci, e non solo, e domandano una cosa per i loro bambini e ragazzi: vivere come persone riconosciute e rispettate con gli altri cittadini.
I firmatari elencano dieci emergenze presenti nel territorio. Intanto l’assenza di un punto d’informazioni, sommata alla mancanza di un assistente sociale in Neuropsichiatria infantile; questa è considerata «insufficiente e inadeguata, piano piano sta scomparendo» fanno sapere «e nel servizio pubblico non esistono centri diagnostici e riabilitativi per chi soffre di autismo o sindromi simili».
Non c’è omogeneità nell’erogare le impegnative di cure domiciliari a progetto (Icd) e il contributo è diverso a seconda della zona: 700 euro mensili a San Donà, 900 a Padova, fra i 300 e i 500 euro a Mestre, a Rovigo 450 a Mirano si è a 225. Punto dolente è la scuola: spesso, a inizio anno, mancano gli insegnanti di sostegno, non si sa quando arrivano e se rimangono. Chiedono chiarezza sul futuro di chi saranno gli operatori socio-sanitari, dove «ci sono questioni al limite dell’assurdo: devono sottostare al regolamento imposto dal loro gestore o cooperativa» scrivono nella lettera «e quindi, per esempio, non sono autorizzati all’assistenza estiva qualora i nostri figli desiderino partecipare a un centro estivo in una piscina, a pagamento s’intende». Un altro tema, appena lasciato alle spalle ma si ripresenta ogni anno, è la carenza di supporto durante l’estate: da giugno a settembre, i figli sono a carico delle famiglie. E citano l’esempio del Comune di Venezia, dove la questione è stata risolta e ci sono pure dei progetti personalizzati. Inoltre capita che sia negata la legge 104 per garantire l’assistenza retribuita, solo perché quel giorno il disabile ha risposto in modo corretto ad alcune domande.
«Perché» si chiedono i papà e le mamme «le commissioni Inps devono rivedere i nostri figli ogni due o tre anni o a loro discrezione per “capire se sono disabili o se sono guariti”?. Per tutelarci dobbiamo ricorrere in tribunale a nostre spese». Da ultimo, la recente norma sull’inclusione ha tanti buoni propositi ma resta lontana anni luce dalla realtà dei fatti. E fanno un appello ai sindaci. «I nostri figli non guardano di che partito siete» scrivono «e sono stanchi di sentirsi dire questo problema non è di nostra competenza ma della scuola, della Regione, dell’Usl, del Ministero e così via. Metteteli sotto la vostra ala protettiva, dando prova di forza e coraggio». —
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