Il “mediatore” Diego Giro dal fallimento al capannone incendiato fino all’arresto

il ritratto
Diego Giro da decenni lavora nel campo della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti. Un settore tra i più a rischio di infiltrazioni mafiose, di appalti truccati o assegnati secondo criteri poco trasparenti. Giro all’apparenza sembra un vaso di coccio tra quelli in ferro. O forse non lo è. Spesso è stato al centro di vicende giudiziarie. E questo fin da quando sbarca, nei primi anni Duemila, a Lignano. Lavora tranquillo fino a quando in Comune arriva il centro destra. Probabilmente non è tanto il colore della giunta che determina l’inizio di una serie di contestazioni. Forse si tratta di una questione più terra terra: in zona volevano far lavorare ditte friulane. Perde l’appalto e viene pure condannato a pagare al Comune parecchi soldi. Il tutto decreta il fallimento della sua Ecoverde. Nel frattempo Giro non ha mollato e, trovati altri soldi e altri soci, eccolo direttore della Fe.Mar Ambiente, azienda che ha sede a San Gaetano di Caorle. Pochi anni di attività e nel 2016 la sede dell’azienda e due camion vengono distrutti da un incendio doloso. È la fine di settembre e in quel periodo i roghi di aziende e camion che si occupano di raccolta e trattamento rifiuti vengono bruciati con frequenza. Solo di pochi casi si conosceranno i colpevoli. Nel caso di Giro le telecamere di sicurezza riprendono alcuni uomini che prima svuotano i serbatoi dei camion dal gasolio e poi appiccano il fuoco. Prima di andarsene prelevano i computer dell’azienda. All’epoca Giro disse: «Il furto dei computer sono il colpo al cuore dell'azienda. Dentro c'era tutto: la contabilità, i progetti e gli appalti». In quel periodo Giro lavorava anche a Cremona. «In questi primi giorni seguiti all'incendio ho ripensato molto a tutte le situazioni in cui mi sono trovato e proprio leggendo i giornali e quanto scritto anche sugli altri incendi dolosi, mi sono convinto ancora di più che si tratta di criminalità organizzata. Ho raccontato ai carabinieri di certe richieste di "collaborazioni" che io trovavo anomale. Non so se sia la pista giusta. È certo che da dopo l'incendio alcuni episodi li interpreto in maniera diversa. Ho parlato anche con altri colleghi che hanno subito incendi dolosi. Ci sono cose che tornano e sempre si capisce che hanno agito dei professionisti». Ora si sarebbe messo in affari con professionisti del crimine.—
Carlo Mion
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