Il grazie del questore alle forze di polizia «È stato un prezioso lavoro di squadra»

/ VENEZIA
Cinque giorni di lavoro sul campo, sette mesi per prepararli. Per fare sì che tutto filasse liscio garantendo la sicurezza dei partecipanti al vertice del G20, il diritto di manifestare il proprio dissenso a chi lo annunciava e nel limite del possibile non paralizzare la città. Parla il Questore.
Missione compiuta Questore Maurizio Masciopinto?
«Sí. È stato un eccellente lavoro di squadra che ha dato i suoi frutti nonostante le difficoltà rappresentate dall’operare in una città come Venezia che in realtà è una cristalleria».
Ma c’è un punto di forza in questo lavoro, l’elemento che ha fatto la differenza e di cui essere fieri?
«Di sicuro il coordinamento che c’è stato tra tutte le forze di polizia compresa la polizia locale. Abbiamo parlato, fin dall’inizio, la stessa lingua. Lavoro in polizia da quasi 40 anni e la parola coordinamento l’ho usata e l’ho sentita usare migliaia di volte. Un conto è pronunciarla e un conto è metterla in pratica. In occasione di questo G20 è stata messa in pratica grazie all’impegno di tutti. Il lavorare fianco a fianco in sala operativa, salire sulla stessa barca per gli spostamenti, parlare sulle stesse frequenze radio e con lo stesso linguaggio, senza dimenticare la condivisione degli spazi nell’Hub103, ha fatto sicuramente la differenza. Il coordinamento, certamente è stata lo cosa di cui andare più fieri. Non era assolutamente scontato. Lo ha riconosciuto anche il Capo della Polizia Lamberto Giannini che mi ha chiesto di complimentarmi con tutte le donne e gli uomini che in questi giorni sono stati impegnati nel sistema di sicurezza».
Sabato la manifestazione e i timori che qualche cosa potesse degenerare. Alla fine, a parte una scaramuccia, tutto è andato bene?
«Possiamo essere contenti di come è finita. Anche se in certi momenti, quando sale la tensione e l’adrenalina è a mille, qualche cosa può sfuggire al controllo. Non è stato così. Sono stati bravi i funzionari e gli uomini impegnati nell’ordine pubblico a mantenere la calma e a usare una risposta proporzionata ai fatti. Voglio anche sottolineare che i manifestanti una volta terminato lo scontro non hanno proseguito, con senso di responsabilità, in altre azioni. Del resto fin dall’inizio, quando abbiamo concesso loro di manifestare alle Zattere, siamo stati chiari nel spiegare che la massima responsabilità su quanto poteva succedere era loro e chi avrebbe perso la faccia con la città, in caso di incidenti e danni, sarebbero stati loro che vivono qui. Comunque noi eravamo pronti per ogni evenienza».
La città aperta e l’Arsenale superprotetto hanno voluto dire anche disagi, pur limitati, agli abitanti. La gente si è lamentata, per il gran volare degli elicotteri.
«Qualche disagio era inevitabile. Ma se pensiamo all’evento, i disagi sono stati pochi. Per noi gli elicotteri erano fondamentali. La sicurezza oggigiorno si basa sull’osservazione. Più immagini abbiamo, meglio operiamo. E gli elicotteri sono usati per questo avendo una videocamera che invia in diretta immagini. In un prossimo futuro, allo scopo, saranno usati i droni che non fanno il rumore degli elicotteri». —
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