«Il Comune chiede troppo al Casinò»

Comune di Venezia «obbligato» a ripianare le perdite del Casinò, ma nello stesso tempo anche responsabile del suo dissesto per la quantità eccessiva di incassi che preleva da una società che, altrimenti, avrebbe ancora i conti a posto. L’obbligo per Ca’ Farsetti - proprietario e concessionario della società della casa da gioco - di garantire comunque a sue spese il pareggio del bilancio, è contenuto nella Convenzione che l’Amministrazione stipulò ancora pochi anni fa, sindaco Giorgio Orsoni, quando la privatizzazione sembrava alle porte e si decise lo sdoppiamento in due società, quella del Gioco - che sarebbe dovuta passare ai privati - e la Cmv spa, la società patrimoniale.
L’articolo 20 della Convenzione al comma 3 ricorda infatti che la quota annua di introiti lordi che resterà in capo al Comune non potrà essere superiore al 25 per cento degli introiti lordi annui dei giochi, «fermo restando, comunque, l’obbligo del Comune di assicurare il pareggio economico e finanziario della società».
Anche quindi se i conti del Casinò dovessero ulteriormente peggiorare e il deficit di bilancio ampliarsi, sarà sempre il Comune a doversene farne carico al di là degli esiti del piano industriale che è stato appena presentato ai sindacati. Ma che la colpa di quanto sta accadendo - al di là dei problemi di gestione e del carico stipendiale eccessivo dei dipendenti della casa da gioco, che si vuole ridurre - sia soprattutto del Comune, lo dice con chiarezza cristallina la relazione della Corte dei Conti relativa al bilancio 2014 discussa anche in Consiglio comunale pochi giorni fa. Sotto accusa è proprio il meccanismo del 25 per cento di introiti comunque garantiti dal Casinò al Comune ogni anno. «Per effetto di tale meccanismo» scrivono i giudici contabili «pur risultando i ricavi della gestione superiori ai costi, l’utile d’impresa si trasforma sistematicamente in una perdita. L’attività in questione, in sostanza, benché di per sé produttiva, a causa dell’interferenza del socio, che trattiene una percentuale di ricavi superiori ai costi, genera perdite costanti. Il comportamento appena descritto, all’evidenza, crea le condizioni di uno squilibrio strutturale, considerato che la società opera sul mercato secondo criteri di economicità tipici dell’attività imprenditoriale. Tale squilibrio, peraltro, obbliga l’ente a ripianare le perdite con continui apporti di capitale, con riflessi negativi sul bilancio comunale».
L’invito è chiaro: il Comune deve ridurre la sua quota di incassi prelevati per i conti di Ca’ Farsetti per non “scassare” la società. Del resto il Comune di Venezia è tra quelli italiani proprietari di Casinò, il più “avido”. Saint-Vincent si ferma al 10 per cento degli incassi, Sanremo al 13 e Campione d’Italia sta rivedendo la sua quota, che dovrebbe aggirarsi sul 10 per cento. È ora che anche Venezia si adegui.
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