Il cliente innamorato fa condannare la maitresse

MOGLIANO. Tutta colpa del cliente innamorato. Per questo Wang Yuchun, la maitresse cinese che avrebbe fatto prostituire diverse giovani connazionali nel suo appartamento di via Ronzinella a Mogliano, è stata condannata, con rito abbreviato, a due anni e due mesi di reclusione per sfruttamento della prostituzione. Questa la pena inflitta dal tribunale di Treviso alla cinese, difesa dall’avvocato Andrea Zambon. Il sostituto procuratore Giovanni Valmassoi, che ieri rivestiva il ruolo di pubblico ministero, aveva chiesto che la donna venisse condannata a 4 anni di reclusione. Ma a giocare un ruolo fondamentale nell’inchiesta era stato un cliente, in maniera quasi involontaria. L’uomo, sentito in aula, aveva fatto emergere un particolare che finora era rimasto inedito. Innamoratosi di una delle ragazze che “lavorava” in via Ronzinella, per paura di incappare in qualche spiacevole episodio, chiese a un amico di accompagnarlo a un appuntamento con lei. L'amico, in realtà, era un carabiniere in borghese. Aveva conosciuto quella donna a Marghera, in una casa di appuntamenti. Poi, dopo un anno, l’aveva ritrovata a Mogliano, in un condominio di via Ronzinella. Tutto ha quindi inizio a Marghera: un’operazione delle forze dell’ordine spazza via la casa di appuntamenti dove lavorava lei. La prostituta sparisce nel nulla. Il cliente inizia a cercarla, muovendo mari e monti, disperato e innamoratissimo. Alla fine pensa che il suo nuovo datore di lavoro sia una maitresse che svolge la sua attività in un palazzone di via Ronzinella, a Mogliano. L’uomo decide di contattarla nuovamente e, per portare a termine l’operazione, chiede aiuto a un amico carabiniere. La coppia si presenta quindi in via Ronzinella e bussa alla porta dell’appartamento, sede della casa di appuntamenti. Apre la maitresse, una donna cinese, che chiede con chi avessero l’appuntamento. L’innamorato fa il nome della prostituta e la maitresse risponde che pure lei ne ha perso le tracce. È stato sufficiente un «ma» a metterla nei guai: la donna ha affermato che la ragazza non c’era più “ma” che se lui voleva, c’erano altre prostitute che potevano fare al caso suo. Il carabiniere che era con lui, in quel momento, ha avuto la prova di essere in una casa di appuntamenti. Prima è scattata l’indagine portata avanti dagli uomini dell’Arma, poi, una volta raccolte prove in numero sufficiente, l’arresto della donna, con l’accusa di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Ieri è andata in scena una nuova puntata del processo.
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