Il calzaturiero in crisi ora punta sull’export Più 24% con la Cina

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Preoccupa ancora la situazione del calzaturiero della Riviera del Brenta ad inizio 2021, argomento al centro di uno dei due tavoli regionali convocati e gestiti dall’assessore regionale al Lavoro Elena Donazzan, assistita dall’Unità di Crisi aziendali e dalle direzioni Lavoro e Formazione della Regione del Veneto. Ai tavoli hanno preso parte i rappresentanti dalle parti datoriali, sindacali e soggetti rappresentativi di settore.
Nel 2020 il distretto calzaturiero delle Riviera ha contenuto le perdite occupazionali a 180 posti in meno dell’anno precedente. Si tratta in maggioranza di donne, di italiani con basso titolo di studio, per la maggior parte con contratti a tempo determinato e la qualifica di operai specializzati. Lo scorso anno sono cresciuti i lavoratori stranieri. Ma ciò che preoccupa è la situazione che attende il settore nei prossimi mesi. Il 2021 si è aperto ancora in sofferenza, come attesta il dato del primo trimestre 2021 comparato con lo stesso periodo del 2020: altri 105 saldi negativi, in questo caso più di genere maschile e a tempo indeterminato (è stato assunto anche qualche laureato).
«I tavoli di filiera voluti dalla Regione, in accordo con le parti, rappresentano lo strumento più utile per monitorare costantemente gli scenari di contesto in cui operano le aziende con i propri lavoratori», commenta l’assessore Donazzan, «registrandone al contempo le necessità in tempo utile per essere in grado, come stiamo già facendo, di dare rapida risposta come Regione del Veneto».
Il settore si affida al recupero dell’export. Secondo le stime del Centro Studi di Confindustria Moda per Assocalzaturifici, nei primi tre mesi del 2021 il trend del Veneto segna +6,2% nelle esportazioni, rispetto lo stesso periodo del 2020. A livello nazionale le esportazioni verso la Cina risultano ben al di sopra dei livelli 2019 pre-Covid (+11,2% in volume e +24% in valore).
Male la Germania (-0,8% in quantità), Usa (che dopo aver perso il 30% nel corso del 2020 segnano nel primo trimestre un modesto +3,5% in volume) e Spagna (-5,9% in quantità), cui si aggiunge il crollo delle vendite nel Regno Unito (in caduta di oltre il 40% su gennaio-marzo dello scorso anno). —
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