I teatri chiedono una partenza sicura senza costi aggiuntivi
VENEZIA
Il Teatro La Fenice è chiuso da troppo tempo e ora chiede garanzie per una ripartenza che non preveda poi interruzioni. Nel 2020 sono arrivati due milioni di aiuti per quanto riguarda il sostegno agli incassi, ma sono briciole rispetto ai nove milioni che rimangono scoperti, senza nessun ristoro adeguato che copra il mancato introito della biglietteria. In generale grazie alla biglietteria il Teatro La Fenice riesce infatti a incassare 11 milioni.
L’anno scorso sono state inoltre messe in atto tutte le possibilità per riuscire a tenere aperto: l’arca al posto del palcoscenico che doveva simboleggiare anche la speranza per il futuro, il distanziamento dei musicisti che suonavano al posto della platea e una netta riduzione del pubblico da 1000 spettatori a circa 250. «Non abbiamo ancora notizie della prossima ripartenza» spiega il sovrintendente Fortunato Ortombina «Sappiamo che sicuramente prima del 30 aprile non se ne parla, ma comunque credo che questa volta si debbano dire delle regole chiare per non ricadere nella chiusura perché non so come potremmo fare a riprenderci».
Nel 2020 la Fenice era riuscita ad aprire per il Carnevale e durante l’estate, tappando almeno in piccola parte il buco che si stava creando, ma dall’inizio del 2021 non ha aperto i battenti nemmeno una volta. Gli unici concerti, realizzati per mantenere un legame con il pubblico, sono soltanto via streaming. «L’anno scorso abbiamo ricevuto due milioni, ma quest’anno non abbiamo aperto come l’anno scorso durante il Carnevale, interrotto poco prima di Martedì grasso» prosegue Ortombina «Per questo chiediamo che lo Stato ci aiuti anche nelle spese di ripartenza affinché sia una ripartenza certa che non abbia più interruzioni e garantisca le date».
La lettera di Agis
Agis (associazione generale italiana dello spettacolo)ha inviato una lettera al governo in cui si chiede che, se venisse presa la decisione di rifornire gli spettatori di mascherina, lo Stato si faccia carico delle spese dei dispositivi di sicurezza. L’Agis poi boccia l’idea ventilata di obbligare gli spettatori a un tampone 48 ore prima sia perché disincentiverebbe la partecipazione, sia perché creerebbe una forte discriminazione sociale tra chi può permetterselo e chi no dato che i teatri non possono accollarsi le spese. —
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