I Lincei: «Affidare la gestione al Magistrato alle Acque»
L’intensificazione della gravità e della frequenza del fenomeno dell’acqua alta, che ha colpito Venezia a novembre, «rende improrogabile e di estrema urgenza il completamento delle opere a difesa della laguna». Per ottenere questo risultato, «occorre rifondare il Magistrato alle Acque». È l’appello, all’unanimità, lanciato dalla Commissione per l’Ambiente e le grandi calamità naturali dell’Accademia Nazionale dei Lincei, la più antica accademia scientifica al mondo. Per gli esperti, è urgente «scegliere l’istituzione cui affidare gestione e manutenzione delle opere, da cui dipenderà la loro effettiva operatività ed efficienza», si legge nella nota dei Lincei. Per gli studiosi, questa istituzione è proprio il Magistrato alle Acque, creata nel 1501 e «il cui depotenziamento negli ultimi decenni – precisano – ha portato alla decisione da parte del Governo di abolirlo per decreto nel 2014». La commissione dei Lincei chiede adesso di rivedere questa decisione perché, «gestire opere complesse come il Mose richiede una struttura con competenze specifiche, la cui aggregazione non può essere lasciata all’improvvisazione. Il governo della laguna di Venezia – aggiungono – ha, infatti, bisogno di riacquistare quelle caratteristiche di autorevolezza e indipendenza che hanno a lungo segnato l’operato del Magistrato alle Acque».
Nel frattempo ieri il Governo, nel corso del dibattito sulDecreto Clima, ha accolto un ordine del giorno presentato dal deputato del Pd Nicola Pellicani il governo stesso ad istituire a Venezia un Centro internazionale sui cambiamenti climatici, così come previsto anche dalla mozione su Venezia approvata lo scorso 19 novembre. «Un passo avanti per la costituzione del Centro», scrive Pellicani, «progetto che sto portando avanti da tempo con la comunità scientifica veneziana, contenuto anche nella proposta di aggiornamento della Legge Speciale». —
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