I “cobot”, robot collaborativi puntano alle piccole imprese

Parte da Musile la sfida dei robot collaborativi alla conquista delle piccole e medie imprese del Nordest.
A lanciarla è la Me.Ko., azienda che ha sede nella zona industriale del paese ed è tra le più specializzate in Veneto nell’integrazione di questo tipo di robot nei processi industriali. Me.Ko. ha deciso di diffondere nel Triveneto i cobot, costruiti dalla compagnia danese Universal Robots, che ha sede a Odense ed è tra i colossi mondiali della robotica.
I cobot, o robot collaborativi, sono bracci robotici leggeri e flessibili, dei robot antropomorfi con movimenti su sei assi «progettati per rispettare criteri di sicurezza, flessibilità e compattezza e studiati per lavorare a stretto contatto con l’operatore».
Secondo i tecnici che li hanno progettati, i cobot saranno destinati a rivoluzionare il futuro della robotica. Finora il mercato è stato dominato da robot pesanti e ingombranti, destinati agli impianti automobilistici e alle linee di assemblaggio di grandi dimensioni. Ma grazie ai robot collaborativi in futuro anche le piccole e medie imprese potranno accedere alla tecnologia robotica, finora considerata per loro troppo costosa e complessa.
Da oggi a sabato Me.Ko e Universal Robots parteciperanno, alla Fiera di Pordenone, a SamuMetal, la rassegna dedicata alle tecnologie per le lavorazioni dei metalli. Sarà l’occasione per dimostrare le potenzialità dei cobot. «La robotica collaborativa semplifica i processi e li rende più produttivi», assicura Davide Cal, amministratore di Me.Ko., «nel caso delle aziende che lavorano nel settore dei metalli, questo si traduce in lavorazioni più precise, tempi di produzione ridotti e anche ambienti di lavoro più ergonomici per gli operatori. Con la partecipazione a queste fiere, vogliamo offrire alle aziende del Nord Est un punto di vista ravvicinato su quello che i cobot possono fare per la loro impresa».
Chi visiterà la fiera potrà vedere alcuni di questi robot collaborativi all’opera, ad esempio, nell’assemblaggio di ingranaggi, ma anche nel prelievo di particolari meccanici, nella manipolazione di parti meccaniche, nonché nel controllo dimensionale e di qualità di pezzi in moto su un tapis roulant. Oltre che nel comparto della lavorazione dei metalli, al centro della kermesse friulana, i cobot possono trovare applicazione in molti altri settori: dall’alimentazione all’agricoltura, dall’elettronica alla tecnologia, dal settore farmaceutico e chimico all’arredamento. Il primo cobot, introdotto nel mercato nel 2008, era un braccio robotico collaborativo con 5 chili di portata al polso e 850 millimetri di raggio d’azione. L’ultimo nato, a settembre dello scorso anno, è considerato anche il più potente e preciso cobot con portata di 16 chili e raggio d’azione di 900 millimetri. —
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