Caro ortofrutta, pomodori alle stelle per i costi del trasporto: «Previsioni ancora peggiori»
In arrivo la stangata anche sui fertilizzanti. E i commercianti ora indicano il costo all’etto. A influire sui raccolti anche le condizioni meteo delle ultime settimane

I prezzi della verdura, in testa melanzane, pomodori e peperoni, sono aumentati di due euro al chilo a causa della guerra, che si traduce in caro-carburanti, trasporto, materie prime, energia. In aggiunta, il raddoppio del costo dei fertilizzanti, destinato a farsi sentire.
Passeggiando per il mercato coperto di Mestre, c’è chi lo dice apertamente, chi è più cauto e spiega che il problema sono gli ortaggi fuori stagione, che pesano sul carrello. Ma tutti sono concordi rispetto al fatto che le vendite sono in calo. Vuoi per il timore del futuro che sempre si portano dietro le situazioni di instabilità, vuoi per il caro dei prezzi, che si scarica nella maggior parte dei casi, sul consumatore e sul produttore.
Al mercato di Mestre
«La verdura è cresciuta perché i trasporti incidono sui costi» spiegano dai banchi. Merce più cara? «Pomodori, peperoni e melanzane, la frutta un po’ meno, quella non è aumentata di molto per ora, anche perché si trova sempre».
Un chilo di pomodori (poi dipende dalla qualità e dalla provenienza), si vende a 6,80 euro, prima a 4,80, un aumento di due euro secchi – fa sapere Massimo Simion, dell’omonimo banco del mercato coperto.
La stessa cosa, in proporzione, per le melanzane, che si vendono a 4,80 euro al chilo, mentre prima si portavano a casa a 2,80. Stesso copione per i peperoni e il finocchio, a 4,80.
Le vendite come vanno? «Ho perso circa il 30 per cento in quest’ultimo periodo» non esita a dire. La frutta si trova, sulla verdura pesa molto il trasporto. Zucchine radicchio e cicoria, non sono aumentati sensibilmente. «Ma la gente compera meno».
Speculazione? «Non saprei dire».

Il titolare di Pino Frutta, spiega che i prezzi sono aumentati del 30-40 per cento. In questi giorni, in vista della Pasqua, i clienti fanno uno sforzo, nella speranza che a stretto giro i prezzi tornino a scendere, drogati dalle feste in arrivo. Va molto di moda anche scrivere il prezzo all’etto, in modo non sembri poi così caro l’acquisto.
Chi li mantiene più bassi, sono i banchi dei bengalesi, dove si trovano melanzane a 2,80 al chilo, i pomodori a 3,90 e i peperoni a 2,48 euro al chilo. Nonostante questo, però, Bokoul Hammed scuote la testa, perché ha registrato un calo delle vendite anche del 30-40 per cento.
C’è anche la crisi climatica
Per Raffaele Scarpa, orticoltore di Cavallino e vice presidente della cooperativa di Bibione, i rincari sono causati solo per il 20 per centro dal caro energia legato alla guerra, per un buon 80 per cento, invece, sono legati alla crisi climatica e all’ondata di freddo che ha colpito il sud Italia, che prodotto meno.
«Se c’è più domanda perché scarseggia l’offerta» spiega «automaticamente si alza il prezzo. Sono cari quei prodotti come il pomodoro, che arrivano dal sud, colpito dagli eventi meteorologici di queste ultime settimane. Non appena la situazione climatica si ristabilirà, probabilmente come si sono alzati i prezzi torneranno ad abbassarsi, anche se si manterrà quel rincaro dovuto alla guerra, che incide per un 20 per cento». Il ritocco vale per la valeriana, che arriva da giù, oltre che per i pomodori.
A Cannaregio Cristiano sfida il pessimismo
«Dati i rincari improvvisi dei prezzi di frutta e verdura all’ingrosso, questo non sarebbe stato il momento ideale per aprire, ma ormai è fatta, e l’accoglienza in quartiere fa ben sperare». Cristiano Maccanin, veneziano di Cannaregio, ha inaugurato qualche giorno fa il negozio di ortofrutta al 3092 di San Polo.

Un fruttivendolo al Giorgione e a San Leonardo. Cassette di fragole, asparagi buoni a Pasqua con le uova e boccioli di botoli di Sant’Erasmo sono le merci che attirano di più in assoluto l’attenzione dei passanti in Campiello delle Chiovere. Ha già due attività in città, una in campo San Leonardo. «L’idea era chiuderne una finché questa non sarà ben avviata, e poi valutare», spiega, «ma vedremo come si evolve il commercio. L’intenzione, una volta che arriverà il frigo, è vendere anche mozzarelle di bufala».
Sua nipote confeziona minestroni all’interno mentre lui allestisce con un collaboratore le cassette di prodotti locali e di stagione all’esterno. «Mi rifornisco al Tronchetto e a Mestre. I prezzi sono cresciuti nell’ultimo mese», calca, «in generale, ma soprattutto per i pomodori e i fagiolini, più cari almeno del 40%, e sì che sono pure nostrani». In questa parte di San Polo, tra San Rocco e la Domus Civica dove dormono gli studenti, «mancava un fruttivendolo», aggiunge, «perciò noto grande sorpresa ed entusiasmo per la novità, e questo è il messaggio migliore».
Il locale era stato chiuso per un paio d’anni, ora è un colpo d’occhio di fianco a una vetrina di accessori e abiti vintage. Coperta corta per assumere più dipendenti. Le impennate subite dalle materie prime impongono austerità. «Si cerca sempre di non far pagare di più al cliente finale, ma quando è così può succedere», confessa Maccacin tornando sul caro-vita. «Non dipende nemmeno dal grossista ma dalla filiera su cui sta incidendo pesantemente la crisi internazionale e il caro-benzina».
Un produttore di Chioggia: «Tutti i costi aumentati»
A rimetterci, sono sempre il primo e l’ultimo anello della catena, ossia chi deve movimentare la terra e chi acquista al banco della frutta o al supermercato, che non fa i prezzi ma di fatto li subisce. E il futuro, se non finisce la guerra, è ancora più grigio».
Il rincaro del costo delle materie derivate dal petrolio, incide nei produttori locali, che non sanno se arriveranno in pareggio, visto come è iniziato l’anno.
«Coltivo cavolo cappuccio, asparagi e pomodori da sugo a Chioggia» spiega il coltivatore diretto «l’ultimo carico di gasolio l’ho scaricato ieri (venerdì 3 aprile, ndr), al costo di 1,50 euro compresa l’Iva, me lo hanno portato a casa. Ne consumo ben cento quintali all’anno, ma lo acquisto a mille litri al colpo, perché i prezzi sono pazzi e devo pagarlo, quindi va in base alla tasca».
Ma non è solo il gasolio, a costare. «È aumentato il nylon che serve per le “pacciamature” degli asparagi, cresce il costo dell’imballaggio, cresce il costo dei trasportatori che portano via le pedane. Ci hanno mandato una circolare che aumentavano del 5 per cento, adesso un’altra mail nella quale spiegano che devono ricalcolare i prezzi. In questo modo aumenta tutto, perché noi lavoriamo con i derivati del petrolio, se poi ci si aggiunge il costo del riscaldamento delle serre, di chi utilizza i frigo, delle autostrade e del gasolio, sono tutti rincari che si assommano». Il coltivatore diretto, non può decidere i prezzi.

«Porto la mia merce al mercato all’ingrosso di Padova e a quello di Verona, oltre che a Venezia». Fa un esempio: «Adesso il porro al supermercato lo vendono a 3 euro, noi non lo vendiamo e nemmeno 1 euro al chilo, quando va bene, se va male anche a 0,70. Se hai il filo diretto con alcuni supermercati sei più fortunato, perché hanno maggiore rispetto di noi produttori e se vendono il porro a 2,80 euro, ci danno la metà. Al mercato all’ingrosso se un articolo non viene venduto perché non c’è richiesta, i prezzi scendono, ma noi abbiamo egualmente i rincari e dunque ci perdiamo».
Gli aumenti, dunque, sono causati da più fattori. «Oggi i finocchi si vendono a 2 euro al chilo al mercato all’ingrosso, lo stesso vale per i cappucci, ma se arrivano dal Sud hanno un altro prezzo. Gli asparagi vengono 13 euro al chilo all'ingrosso, al mercato normale 16 euro. Ieri ho raccolto 6 chilogrammi di asparagi in un campo, li venderò all’ingrosso a 12-13 euro, meno la provvigione, che è del 13 per cento».
Difficile? «Ci sono articoli che vengono venduti a 0,70 cent e articoli a 7 euro, la forbice è troppo larga perché gli aumenti sono spalmati dappertutto. Il problema è sempre lo stesso: a pagare sono i produttori e i consumatori, il primo e l’ultimo anello della catena, che ci rimettono. Io che movimento la terra e chi va ad acquistare al banco della frutta».
Non c’è ancora un calcolo di quanto è stato sborsato in più, ma se il buongiorno si vede dal mattino, il futuro non è roseo: «Se l’hanno scorso spendevo 1 euro per il gasolio e quest’anno sono a un euro e mezzo, siamo già al 50 per cento in più. Se ci aggiungiamo il rincaro sulle cassette, il nylon, il vivaista che deve scaldare le serre, l'energia elettrica che serve per i campi e per i frigoriferi, spenderemo il doppio. Speriamo almeno di rientrare delle spese, ma lo sapremo solo a fine stagione». Chi di guadagna? «I banchi del mercato, che hanno tantissimi ar
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