"Hanno ucciso un sogno". Lettera di un alluvionato

Una devastazione psicologica per le persone che l'hanno vissuta: la testimonianza
Mi sento un fantasma mentre guardo con rabbia e paura le acque del Fiume Tesina invadere ancora una volta i  campi di Trambacche. Il livello del Bacchiglione è altissimo, spaventoso. Questa terra, questa casa, rappresentano il sogno di tutta la mia vita, realizzato con mutuo e grandi sacrifici.


L'alluvione del 1 novembre ha portato via le mie 9 caprette, le mie due asinelle, il pony e quasi tutte le galline che si erano rifugiate sugli alberi. Amici, fratelli, non semplici animali. Ho cercato di salvare i miei animali e ho rischiato di annegare. Era terribile sentire le caprette piangere come bambini mentre le acque vorticose e scure del Bacchiglione se le portava via. In 15 minuti le acque del Bacchiglione sono esondate e hanno coperto tutto sotto 1.70 di acqua.


Non è stato il fiume a uccidere i miei sogni, non è stata la calamità naturale o il fato, ma l'incuria e l'arroganza degli speculatori e dei politici  ciechi che preferiscono guadagni immediati al rispetto e al benessere del territorio e dei cittadini.

Non è stato il fiume ad uccidere i sogni di tanta gente ma  l'egoismo degli uomini che continuano a trattare la natura e gli animali come oggetti creati per soddisfare la propria sete di ricchezza e di potere.


I terreni allagati 15 giorni fa sono ora coperti da fango inquinato che renderà impossibile coltivarli per almeno due anni.

Sono morti più di 200 mila animali negli allevamenti, più tantissimi animali domestici di privati, più gran parte degli animali selvatici. Una carneficina.

E qual'è la preoccupazione dei cacciatori? Quella di poter ritornare a cacciare al più presto.


Le alluvioni non si ripetono più a distanza di 20 o 30 anni ma di 15 giorni, un mese, e questo è davvero  spaventoso. Se non sarà fatta una politica seria per l'assestamento del territorio dal punto di vista idrogeologico e  non solo, sarà molto difficile  aver voglia di continuare a lavorare, a vivere e a sognare  nelle zone alluvionate. Queste zone  rischiano di diventare solo paludi di fango e di disperazione.


Giorgio Mattoschi
Argomenti:alluvione2010

Riproduzione riservata © La Nuova Venezia