Gruaro, uccisa con trentatré coltellate: confermato l’ergastolo al vicino

Lauretta Toffoli fu massacrata da Vincenzo Paglialonga nel maggio del 2022. Le motivazioni dell’Appello bis: per i giudici era capace di intendere e volere

Alessandro Cesare
Lauretta Toffoli di Gruaro, uccisa con trentatré coltellate
Lauretta Toffoli di Gruaro, uccisa con trentatré coltellate

Vincenzo Paglialonga era capace di intendere e di volere quando ha ucciso Lauretta Toffoli, sua vicina di casa, e per questa ragione non solo va considerato imputabile, ma meritevole della condanna all’ergastolo.

È la conclusione a cui sono giunti i giudici Corte d’assise d’appello di Venezia, chiamati in causa dalla Cassazione per quello che è stato l’appello bis. Nei giorni scorsi è stata pubblicata la motivazione della sentenza che vede protagonista Paglialonga, il 44enne accusato di omicidio volontario aggravato e di rapina a danno della 74enne originaria di Gruaro.

Il nodo delle perizie

A incidere sulla decisione dei giudici sono le perizie utilizzate durante l’iter giudiziario sulla capacità di intendere e di volere di Paglialonga. Quella di Francesco Piani per la difesa, quella di Marco Stefanutti per il tribunale.

Se il primo, facendo leva su una perizia effettuata nell’ambito del procedimento per evasione dai domiciliari di Paglialonga (“fuga” messa in atto poco prima dell’omicidio), ha fatto emergere una parziale incapacità di intendere e di volere, il secondo ha escluso l’infermità al termine di una consulenza realizzata ad hoc per questo procedimento.

Come riporta la motivazione dell’appello bis, Stefanutti «ha ritenuto che, al momento del fatto, non esistesse alcuna condizione di natura sanitaria con sintomi tali da determinare comportamenti espressivi di infermità mentale né, quindi, alcuna alterazione patologica correlabile in termini di causa con il fatto di omicidio».

Al contrario per Piani, «la dinamica del fatto avrebbe mostrato la superficialità dell’imputato, la sua assenza di critica e di giudizio, e comportamenti finalizzati, ma privi di necessità reale. Gli elementi in grado di deporre per una capacità di intendere e volere grandemente scemata al momento del fatto risiederebbero proprio nella presenza di comportamenti impulsivi e privi di pianificazione e in alterazioni cognitive compatibili con un’encefalopatia epatica e una psicosi alcolica cronica».

Netta la posizione dei giudici d’appello riportata nella motivazione, dalla quale emerge un giudizio di maggiore affidabilità dato alla perizia di Stefanutti: «Ha esaminato personalmente due volte l’imputato, l’ha sottoposto a una serie di test specifici, ha analizzato copiosa documentazione medica relativa a tutte le tipologie sofferte dall’imputato, ha esaminato tutti gli atti del fascicolo. Ne consegue la completezza dell’analisi peritale».

Per la Corte, invece, la tesi sostenuta da Piani non trova giustificazione, «in primo luogo per il carattere superficiale e poco apporofondito dell’indagine e sull’idoneità a trasferire il giudizio da lui espresso di parziale infermità in relazione alla condotta di evasione nel presente processo relativo alle diverse condotte di omicidio e rapina».

Ci sarà una Cassazione bis

Gli avvocati difensori Piergiorgio e Francesco Bertoli hanno annunciato la presentazione di un ricorso bis in cassazione. Nella nuova istanza riproporranno la questione della superperizia, chiesta per dirimere la diversità di opinioni di Stafanutti e Piani, puntando così a ottenere una riduzione della pena o al riconoscimento della non imputabilità.

L’omicidio

Toffoli, originaria di Gruaro, fu uccisa con 33 coltellate tra il 6 e il 7 maggio 2022, nel suo appartamento di via della Valle. Il suo corpo martoriato fu ritrovato la mattina dopo dal figlio Manuel. I sospetti caddero subito sul vicino di casa, Paglialonga, originario di San Severo di Foggia, tornato da qualche ora in via della Valle e sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.

Un dispositivo che quella notte si sarebbe tolto per raggiungere, come ricostruito dalla Procura, l’appartamento di Toffoli razziandolo di beni preziosi. Solo dopo aver ucciso la donna e infierito sul suo corpo.—

 

Riproduzione riservata © La Nuova Venezia