Agguato ai tifosi del Mestre, gli ultras biancocelesti faranno volontariato
L’aggressione a ottobre del 2023 lungo il Put vicino al Tenni, era scattata anche una sassaiola: i responsabili identificati dalle telecamere. In otto alla sbarra, gli avvocati chiederanno patteggiamenti e messe alla prova

L’agguato sul Put a due autobus di tifosi del Mestre, che viaggiavano verso lo stadio Tenni, il 15 ottobre di tre anni fa, è costato un processo a otto ultras del Treviso. Il caso è approdato, ieri mattina in un’aula del tribunale di Treviso, davanti al giudice Carlotta Brusegan.
S’è trattato di un’udienza pre dibattimentale nel corso della quale i difensori degli otto tifosi, gli avvocati Fabio Crea e Giovanni Adami del foro di Udine, hanno anticipato che chiederanno di accedere a riti alternativi con patteggiamenti, richieste di messa alla prova e processi in abbreviato. Coloro che accederanno alla messa alla prova (Map, ndr) estingueranno il reato facendo i lavori socialmente utile per un determinato periodo che sarà stabilito dal giudice.
I programmi, però, verranno discussi ed eventualmente approvati nella prossima udienza fissata a giugno.
Gli imputati
Alla sbarra sono finiti Andrea Pavan, 40 anni di Paese, Alessandro Fuser, 37 anni di Istrana, Dennis Pili, 35 anni di Maserada, Alessio Pasinato, 44 anni di Castelfranco, Enrico Urban, 34 anni di Breda, Enrico Crosato, 36 anni di Treviso, Pierpaolo Nicola, 46 anni di Istrana, e Dario Bandiera, 44 anni di Treviso.
L’assalto
I fatti avvennero nel primo pomeriggio di domenica 15 ottobre del 2023. Secondo l’accusa, gli ultras del Treviso tesero un agguato ai tifosi del Mestre mentre transitavano lungo il Put, a poche decine di metri dallo stadio Tenni dove era prevista la partita di serie D, creando un pericolo per la circolazione stradale lanciando sassi, spranghe e oggetti contundenti contro gli acerrimi nemici mestrini.
Il tutto accompagnato da urla e gesti di sfida. Il blitz durò pochi istanti perché gli autobus dei mestrini erano scortati dalle pattuglie della questura. Furono poi gli uomini della Digos a identificare uno ad uno gli otto tifosi finiti a processo analizzando le immagini delle telecamere del sistema di videosorveglianza comunale situate lungo il Put.
Le accuse
Tra gli otto imputati, la posizione più grave è quella di Crosato. Oltre all’accusa legata agli scontri sul Put, il 36enne trevigiano deve rispondere anche della violazione delle prescrizioni impartite dal questore nell’aprile del 2023 per non aver rispettato il Daspo per otto anni, valido fino al 16 aprile del 2031, con divieto di assistere alle partite del Treviso.
Crosato fu infatti ripreso dalle telecamere, all’incrocio tra Borgo Cavalli e viale Nino Bixio mentre afferrava un paletto di plastica bianco e rosso e lo lanciava contro il primo dei due autobus di tifosi avversari in transito.
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