Green pass, i ristoratori infuriati «Per noi sarebbe la mazzata finale»
MESTRE
L’ipotesi del green pass per entrare anche in bar e ristoranti non viene digerita dai gestori dei locali, reduci già da mesi di restrizioni e ampie perdite a livello di fatturato, per colpa della pandemia. Una soluzione che non piace per svariati motivi, in primo luogo per le difficoltà ad andare a garantire i controlli.
Emanuele Busetto, gestore del ristorante Lupo Nero e del Pub Mc Onor di Mestre è chiaro: «Personalmente la troviamo, visto tutto quello che è successo finora, una cosa fuori luogo. Oltretutto, dopo che hanno permesso di riaprire gli stadi mentre noi eravamo chiusi... e pensare che sono anche un tifoso di calcio. Trovo difficile la gestione delle cose con il green pass nei nostri locali. A ogni cliente dovremmo chiedere i documenti prima di entrare? Ora abbiamo dei dati e non mi sembra che siamo in una situazione di gravità come quella dello scorso anno, a causa del Covid. Abbiamo i vaccini, le mascherine, i distanziamenti a cui tutti si sono abituati. Abbiamo già dimezzato i posti al ristorante, se aumentassero i casi la colpa non sarebbe certo nostra. Già prima siamo stati chiusi e senza il giusto contributo economico. Avremo gli anziani che gireranno con il telefono per i controlli via Internet, o la gente che ci mostra il foglio di carta per bere un caffè o un’ombra? Rallenterebbero tutto, rischiando assembramenti all'esterno. Se c’è un problema, è sui mezzi pubblici, per noi ristoratori sarebbe la mazzata finale».
Giovanni Frasson, uno dei soci dell’Osteria da Mariano, aggiunge: «Se devo ragionare da imprenditore, vedo solo l’ennesimo potenziale stop o rallentamento sul giro di affari dei nostri locali. Noi abbiamo aperto a ottobre dello scorso anno, e la politica non aiuta ora chi crea posti di lavoro, tanto è vero che non abbiamo finora avuto accesso ai ristori di cui si è parlato. A settembre apriremo un bar a Spinea: si cerca di investire in tempo di crisi, e di creare posti di lavoro. Ma tutto ci viene contro. Personalmente sono favorevole ai vaccini, ma si possono trovare altre soluzioni per le nostre attività, senza penalizzarle». «Se diventa una cosa obbligatoria, sarà tutto ancor più difficile», commenta da Venezia il gestore del ristorante Ai Dogi, Artur Temaj. «Siamo già quasi alla canna del gas. Un po’ di lavoro c’era prima della pandemia, poi lo abbiamo perso. E ora che in qualche modo stiamo provando a risollevare la testa, il Green pass farà solo peggio».
Infine, da Zelarino parla Daniele Bigozzi, titolare della Terrazza Piper con enoteca e della pizzeria L’impronta: «Credo che sia una gran cavolata, ricominceremmo un’altra volta a dare colpa ai locali come luoghi di contagio. Allora si dovrebbe mettere ovunque il green pass: ai centri commerciali, sui mezzi pubblici o nei negozi. Perché devo fare anche la guardia per bloccare le persone all’ingresso? Capisco che se c’è un decreto che obbliga, sei con le spalle al muro, ma non lo trovo ne giusto ne utile. Anche perché sono sicuro che non lo rispetterebbero tutti. Sarebbe una ulteriore penalizzazione al settore. I clienti avrebbero paura, dovremmo lavorare al contrario tranquillizzando la gente, invece, così la si terrorizza e basta. Qui si continua comunque a perdere introiti. Il lavoro di prima non c’è più. Se mettono altri ostacoli, che allora ci dicano che la ristorazione va chiusa». —
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