Gradini e nuova illuminazione per il ponte di Calatrava: test sui materiali fino a settembre

Entro Pasqua il via alla sperimentazione per rimpiazzare le lastre in vetro, che hanno provocato molte cadute

Eugenio Pendolini
Il Ponte di Calatrava
Il Ponte di Calatrava

Il ponte di Calatrava è pronto a dire addio ai lastroni in vetro che tante cadute hanno provocato in questi anni. Dopo lunghi mesi di studi e approfondimenti, ora si fa sul serio. Nelle prossime settimane - al massimo entro Pasqua, assicurano dal Comune - faranno infatti la loro comparsa i primi gradini realizzati con il nuovo materiale individuato dai tecnici per rimpiazzare le iconiche, e odiose, lastre trasparenti che spesso e volentieri sono state rattoppate viste le continue crepe provocate dal continuo passaggio di trolley e portabagagli.

Il materiale che verrà utilizzato sul ponte
Il materiale che verrà utilizzato sul ponte

Si inizierà con due o quattro gradini, il numero esatto sarà definito nei prossimi giorni. I test invece proseguiranno fino a settembre. Cinque-sei mesi di tempo, per quindi, per verificare sul campo il lavoro d’indagine compiuto nell’ultimo anno nel laboratorio Iuav di via Torino, specializzato nel settore delle applicazioni strutturali dei materiali innovativi. I nuovi gradini, realizzati dai progettisti dello studio d’architettura H&A, utilizzano un materiale innovativo, composto di cemento e fibre, non facile da reperire sul mercato.

Il materiale individuato, realizzato appunto con malta ed elementi di vetro, è alternativo alla trachite, garantirà anche una nuova illuminazione al ponte. Secondo i progettisti, i gradini saranno illuminati con una fibra ottica, un sistema quindi aggiuntivo rispetto all’impianto di illuminazione che oggi già caratterizza la struttura metallica del ponte. Un modo, questo, per garantire quella luminosità che andrebbe a perdersi dalla sostituzione delle lastre in vetro, la cui pericolosità è ormai famigerata.

«Il ponte della Costituzione ha sempre accompagnato gli anni di questa amministrazione, dal problema della scivolosità fino a manutenzione», spiega l’assessore ai lavori pubblici, Francesca Zaccariotto, nei giorni scorsi in sopralluogo sul ponte insieme ai tecnici del Comune e ai progettisti, «oggi finalmente siamo pronti per affrontare questi temi con un materiale adatto con l’ambiente di Venezia, quindi salinità e umidità. Rimediare a errori ereditati è difficile, ma i lavori pubblici non si sono tirati indietro».

Lunga e travagliata la storia del ponte che collega piazzale Roma alla stazione Santa Lucia, Inaugurato nel 2008 e costato oltre 11 milioni (dai 6,5 milioni inizialmente previsti), l’opera ha ben presto accumulato problemi su problemi.

A cominciare dall’ovovia, costata due milioni di euro e pensata per il trasporto di persone con difficoltà motoria e disabilità. Ma mai utilizzata. Nel 2020, con un costo di 60 mila euro, il Comune ha deciso di rimuoverla. A quel punto ci si è posti il problema di trovare un’alternativa ai gradini in vetro. Operazione tutt’altro che facile, dal momento che da un lato bisognava conservare la natura del ponte ideato per dialogare con la laguna sottostante, dall’altro garantire la sicurezza dei passanti.

Con uno stanziamento complessivo di 1,8 milioni di euro, il Comune aveva incaricato i progettisti per individuare un materiale in grado di garantire la trasparenza del ponte e di mantenere la capacità di resistenza del nuovo materiale, chiamato a resistere alle sollecitazioni quotidiane provocate dal passaggio di migliaia e migliaia di persone.

Le prove chimico-fisiche realizzate nel laboratorio Iuav hanno dato esito positivo sulla capacità di risposta agli agenti atmosferici (a cominciare dalle infiltrazioni d’umidità) e ai cicli di invecchiamento negli anni. Ora, finalmente, la svolta con i primi test dei nuovi gradini. 

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