“Giacu”, è la firma lasciata sui macchinari

Le indagini stabiliranno se è arrivato un commando da fuori o se si tratta di simpatizzanti della zona

TORRE DI MOSTO. Cinque lettere vergate con lo spray blu, su uno dei macchinari della Nuova Costruzioni Brunello (Ncb) di Torre di Mosto: “Giacu”. Una parola che da queste parti è piuttosto misteriosa ma che in Val di Susa, dove è aperto il cantiere per l’Alta Velocità, conoscono davvero tutti. È lo spirito dei No Tav, lo spirito che - hanno spiegato più volte gli appartenenti al movimento - solo chi è puro di cuore può vedere: è lo spirito che protegge la valle e che da tempo è diventato uno dei simboli della protesta contro il treno veloce. È anche la firma “Giacu” a sottolineare il legame tra il ritrovamento di lunedì a Torre di Mosto e quanto succede in Val di Susa. Due gli “ordigni” confezionati e trovati poco dopo le 10 dai dipendenti dell’azienda. Un primo composto da quattro bottiglie, posizionato su una macchina operatrice per la trivellazione utilizzata dalla Eurosol di Torino nel cantiere sulla Torino-Lione, un secondo formato da tre bottiglie su un altro macchinario non più funzionante, lo stesso sul quale è stata lasciata con una bomboletta la firma “Giacu”.

Bottiglie contenenti gasolio, collegate a timer di cucina, confezionate con cura, tanto che per sicurezza è stato necessario far intervenire il gruppo degli artificieri dei carabinieri da Padova, che hanno provveduto a metterli in sicurezza. Gli ordigni posizionati nel fine settimana potevano davvero esplodere o servivano a cercare di spaventare qualcuno mandando un messaggio di avvertimento? È una risposta attesa, ma che potranno dare solo le analisi tecniche che dovranno essere compiute dai Ris di Parma.

E ancora: a mettere gli ordigni sono state davvero persone riconducibili alla frangia più antagonista dei No Tav? E in questo caso potrebbero essere gruppi arrivati dalla Val di Susa o già attivi nel territorio, dove l’opposizione al progetto dell’Alta velocità è comunque alta ma è sempre stata pacifica? E infine, potrebbe trattarsi del gesto di emulazione di qualcuno che, lasciando quella scritta, vuole screditare il movimento? Sono tutte domande alle quali dovranno cercare di rispondere le indagini, affidate per il momento al Nucleo investigativo dei carabinieri, anche se del caso si sta occupando anche la Digos - con l’obiettivo di fare luce sul contesto in cui l’attentato è maturato. Inoltre, se dovesse essere confermata - al momento la pista più accreditata -la matrice dell’anima No Tav incline alla violenza del caso si occuperà la sezione anticrimine dei carabinieri. Contro l’Alta velocità nelle ultime settimane, sono apparse decine di scritte tra Mestre e Marghera.

Francesco Furlan

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