«Non sarà un addio»: girasoli e abiti colorati per il funerale di Eleonora, morta nello schianto a 22 anni

I familiari si riuniranno con amici e parenti nella chiesa di Borgoricco, alle 9.30 di martedì 30 giugno. Nell’epigrafe non vengono citate parole come “addio” oppure “ultimo saluto”: «Vogliamo credere che questo sarà un arrivederci, ti incontreremo ancora»

Giusy Andreoli
Eleonora Bigon morta a 22 anni in un incidente stradale
Eleonora Bigon morta a 22 anni in un incidente stradale

Il saluto a Eleonora Bigon è già stato fissato: sarà martedì 30 giugno, alle 9.30, nella chiesa di Borgoricco.

Lo hanno annunciato mamma Paola, papà Gianni, le sorelle Alice e Lucrezia e Giacomo, il suo ragazzo. Domani sera, alle 20, verrà recitato il rosario in chiesa.

Nell’epigrafe, dove spiccano girasoli del colore tanto amato da Eleonora, non viene mai citata la parola funerale, o esequie, e neppure ultimo. Un atto di fede della famiglia.

“Vogliamo credere” hanno fatto riportare i familiari “che questo non sarà un addio, ma un arrivederci per poterci riabbracciare ancora. Ci manchi troppo”. Poi un desiderio manifestato: «Eleonora amava i colori, per ricordare la sua felicità avrebbe voluto tutti vestiti colorati».

A celebrare il rito funebre sarà don Giovanni Bortignon, parroco di Borgoricco e Sant’Eufemia, che tornerà domenica sera da Assisi. Ma dovrebbe esserci anche il precedente parroco don Giovanni Baldo, oggi arciprete a Thiene, che ha conosciuto le sorelle Bigon durante la sua permanenza a Borgoricco.

Sono numerosi gli amici delle sorelle Bigon che da venerdì stanno suonando al campanello di via Sabbadina per stringersi nel dolore con i familiari di Eleonora. Gianni Bigon accoglie tutti nel ricordo di una figlia che era il senso stesso dell’amore per la vita e di generosità verso il prossimo. Venerdì sera ha accolto anche un sacerdote che ha espresso il desiderio di pregare insieme.

A tenere il contatto con il mondo universitario veneziano è la sorella Lucrezia. Eleonora era prossima a laurearsi all’università Iuav di Venezia in “Design del prodotto, della comunicazione visiva e degli interni”.

Giovedì mattina aveva sostenuto l’ultimo esame del triennio superandolo con il massimo punteggio. Nel pomeriggio si era fermata a Venezia con i compagni del corso triennale avvertendo il papà che sarebbe tornata con l’ultimo treno. Domani, avrebbe dovuto consegnare la tesi e il 27 luglio si sarebbe laureata.

Si era anche comprata il vestito del suo colore preferito. Un abito giallo, scelto con la sorella Lucrezia. Eleonora è morta giovedì sera, al volante della Ford, mentre tornava dalla stazione di Noale dove solitamente lasciava l’auto nei frequenti viaggi a Venezia. L’ultimo messaggino al papà è alle 22.10 per avvertirlo che dopo poco sarebbe rincasata. Prima che il telefonino si scaricasse.

Non vedendola arrivare e non riuscendo a mettersi in contatto telefonico con lei, le sorelle Lucrezia e Alice avevano deciso di partire per Noale per vedere se la Ford fosse ancora nel parcheggio.

Sono state loro, immettendosi in via Roma, a notare le luci dei mezzi di soccorso vicino a un fossato.

Le due giovani, con un tragico presentimento, si sono fermate per capire cosa fosse successo scoprendo che il veicolo nel fossato era quello della sorella, già estratta dall’abitacolo e coperto pietosamente con un telo bianco. Le loro urla strazianti hanno commosso anche i soccorritori. Sul posto sono giunti anche il papà e mamma Paola.

Per Eleonora, purtroppo, non c'era più nulla da fare. Dopo il nulla osta concesso, in piena notte la salma di Eleonora è stata trasportata nell’abitazione della famiglia Bigon, dove è stata vegliata fino alle prime luci dell’alba.

Il padre non capisce cosa possa essere successo. Tante sono le circostanze che non tornano. Eleonora solitamente faceva un altro tragitto. «Ho visto le riprese di una videocamera privata che ha registrato l’incidente» ha detto «e la dinamica purtroppo è chiara. L’auto ha deviato finendo nel fosso».

A non darle scampo è stato il violento impatto contro il muretto del carraio di una casa. Via Roma in quel momento era deserta, non transitava nessuno. Forse si è trattato di un malore, forse ha pesato la stanchezza, forse un guasto meccanico. «Eppure» afferma Gianni Bigon «l’auto l’avevamo fatta verificare non molto tempo fa. E poi l’avevo usata anche io».

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