Fu sganciata dagli americani il 28 marzo 1944
«Ed accanto alle privazioni di ogni genere, il terrore dei bombardamenti, le notti passate al freddo nell’umidità dei ricoveri antiaerei e nelle cantine. Il bombardamento del 28 marzo 1944 causò tra Mestre e Marghera quasi 200 morti, ed ancora più pesanti i bombardamenti di Verona e Padova, per non parlare di quello di Treviso». Lo ricorda Mario Bonifacio in uno dei suoi discorsi ripresi dal sito dell’Anpi di Venezia. La bomba che ha tenuto ieri con il fiato sospeso potrebbe esser stata sganciata su Mestre dagli americani proprio durante quella giornata, una delle pagine drammatiche della seconda guerra mondiale. Che l’area della stazione fosse a rischio lo si sapeva. E la città non è la prima volta che si trova davanti a grandi ordigni inesplosi. Il 15 maggio del 1994 venne trovata “Bimba”, bomba inesplosa contenente 120 chili di tritolo all’interno di un cantiere edili di via Antonini, in centro a Marghera. Per disinnescarla fu necessario sgomberare cinquemila persone per una domenica.
Nel maggio del Duemila un altro ordigno, stavolta di 200 chili ( sempre di tritolo) venne individuato durante le bonifiche di una ex discarica di via Bottenigo a Marghera e anche in quel caso poi venne fatto brillare, con una parziale evacuazione dell’area che causò minori disagi di quella del maggio del 1994.
Nel 2008 anche la stazione di Padova è stata sgomberata con due giorni di blocco della circolazione ferroviaria che hanno causato disagi per i collegamenti tra Venezia e Padova con l’evacuazione di ottocento persone.
Nel cantiere del sottopasso del tram questa è stata la prima bomba rinvenuta. Nei lavori tra il sedicesimo e nono binario, dice Stifanelli, non ci sono stati problemi perché sono stati costruiti successivamente alla seconda guerra mondiale. Tra il primo e l’ottavo binario era già stata eseguita una bonifica bellica, prima della posa delle palancole di sostegno del sottopasso. Controlli puntuali, nei punti di inserimento delle palancole. Ieri l’amara sorpresa: prima sono stati scoperti frammenti di un ordigno già esploso, poi quelli della bomba da 120 chili.
Mitia Chiarin
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