Evasori della tassa rifiuti scattano i prelievi sui conti

Nuovo accordo tra Comune e Veritas per recuperare quattro milioni di euro di mancato versamento dell’imposta. Possibili anche le ipoteche su immobili

VENEZIA. Evasori della Tari, questa volta si fa sul serio. Il Comune con il bilancio 2015 ha portato a 4 milioni e mezzo di euro il fondo di garanzia della tassa dei rifiuti per chi non la paga, con un aumento medio dell’imposta del 4 per cento per tutti i veneziani. Ma ora, d’intesa con Veritas, intende attuare una gestione più aggressiva per raggiungere chi non paga la tassa sui rifiuti (la “vecchia” Tares, divenuta ora Tari) approvando un accordo con la società partecipata che si occupa dei servizi ambientali per arrivare a recuperare in ogni modo una parte consistente dell’imposta evasa da una parte dei cittadini, arrivando a misure estreme: come il prelievo direttamente dal conto corrente o dalla busta paga degli evasori o l’accensione di un’ipoteca sull’eventuale casa di proprietà.

L’accordo si riferisce al recupero dei crediti sia della Tares dovuta nel 2013, sia della Tari del 2014. Entro il sessantesimo giorno successivo alla scadenza di pagamento, Veritas invierà al cittadino «moroso» rispetto all’imposta dei rifiuti, un sollecito bonario.

Entro il novantesimo giorno dall’invio del sollecito, scatterà invece l’avviso di accertamento vero e proprio, che verrà inviato direttamente - senza sollecito bonario - quando l’imposta non pagata superi i 500 euro.

Se nei 120 giorni successivi dall’avviso di accertamento, l’imposta non sarà pagata, non sarà richiesta una rateizzazione del debito o non sarà presentato ricorso alla Commissione Tributaria, contestando il pagamento, scatteranno le procedure di recupero forzato del credito.

Entro 120 giorni dall’avviso di accertamento scatterà un’ingiunzione fiscale con l’obbligo di pagare entro 60 giorni dalla notifica.

Utilizzando le banche dati del Comune, dell’Inps, di Veritas e di altri enti, si individuerà l’identikit del moroso, ma anche del suo eventuale datore di lavoro e poi i conti correnti e i beni patrimoniali che appartengono a chi non ha pagato l’imposta sui rifiuti.

Entro 150 giorni la procedurà sarà completata e scatteranno così le procedure esecutive per il pignoramento dei beni, fino a copertura del costo dell’imposta evasa. Il pignoramento potrà essere inviato presso il datore di lavoro di chi ha evaso - per il prelievo dalla busta-paga - o anche presso l’istituto di credito in cui possiede un conto corrente, per prelevare anche da là. Una procedura della durata complessiva di circa un anno, ma che alla fine dovrebbe permettere a Comune Veritas di «colpire» nel portafoglio l’evasore della Tari. Dall’imposta dei rifiuti il Comune si attende quest’anno circa 96 milioni di euro di entrate, evasori a parte. (e.t.)

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