Elezioni a Venezia. «Faremo il palasport sulla mia terra». La sfida di Brugnaro e il rilancio dei Pili

Il sindaco inaugura il punto fuscia e mette nel mirino gli avversari politici: «Sono quelli che vogliono cacciare le persone»

MESTRE. «Dovevamo e dobbiamo ancora fare un palasport ai Pili. Sulla mia terra, una terra edificabile. Un progetto da più di 100 milioni che, se mi voterete, inserirò nel mio prossimo mandato». Per la sua prima “bordata” elettorale, il sindaco uscente (e candidato alle prossime comunali) Luigi Brugnaro sceglie il “palco” del nuovo punto comune di Mestre, al civico 2 di via Poerio.

Inaugurazione ufficiale della sua campagna, come confermato da lui stesso, in vista delle elezioni di metà maggio. «Il tempo sarà galantuomo per tutto quello che ho rimesso in questo periodo» dice il sindaco di fronte alla nutrita platea di fedelissimi, elettori, consiglieri e assessori, agghindati con sciarpe e cappelli fucsia. «Quella terra l’ho comprata. Era ed è edificabile, con cubature inimmaginabili per i più e senza bisogno di alcun intervento» prosegue, parlando dei Pili. «Il trust era pronto a presentare il progetto e io ho detto “Tu non presenti un c…o”. Non è possibile che per certi personaggi di dubbio gusto e con il retro pensiero negativo, io debba comunicarvi che, per il momento, non avete questo palazzetto. Se mi voterete, il progetto per la costruzione del palasport sarà nel programma del mio prossimo mandato. Sempre che il trust trovi i soldi. E non sarà facile, perché è quello il problema, non la delibera».

Questa la “promessa zero” e anche della campagna elettorale di Brugnaro, che per la sua prima parte si concentrerà sulla narrazione di quanto fatto in questi 4 anni e mezzo, per affidare alla fase finale i progetti per il futuro. «Abbiamo realizzato tutto quello che avevamo promesso» esordisce il sindaco uscente, nell’elencare quelli che ritiene i meriti della sua amministrazione. «Ho preso in mano una città con un debito da 800 milioni di euro: l’ho risistemato, diminuendo il debito. Ho rimesso in utile tutte le imprese, salvato posti di lavoro, lavorato per efficientare la città». La celebrazione del proprio operato passa per i lavori in essere. «Abbiamo cambiato la struttura del Comune e il sistema di conferimento degli incarichi» prosegue Brugnaro. «Abbiamo assunto i lavoratori con concorsi pubblici, stiamo ristrutturando le case libere di Venezia, che assegneremo con bandi pubblici. Abbiamo efficientato i posti di lavoro di Actv e Veritas. Non abbiamo fatto tagli all’assistenza sociale, con l’eccezione delle “mangiatoie”. Tutto questo ci ha consentito un risparmio di 70 milioni di euro. Abbiamo assunto tanti giovani nella polizia locale e continueremo ad assumerli. Abbiamo mantenuto tutti i posti di lavoro al Casinò e lo abbiamo rimesso in bonis: ora non ha più bisogno dei 2-3 milioni di euro all’anno che prima gli davamo».

Ma la campagna elettorale è la sfida a un avversario: si sa, senza esclusione di colpi. «Quando sono stato eletto, non ho trovato progetti da inaugurare» ricorda Brugnaro, dicendo di essere arrivato dopo «quarant’anni di buio». «Come prima cosa, abbiamo dovuto efficientare il bilancio, quindi abbiamo iniziato a fare progetti, poi li abbiamo finanziati e solo ora iniziamo a vedere le nuove opere. Attualmente ci sono cantieri aperti per un valore di 500 milioni. La città sta cambiando». Ma le stoccate non sono solo alle precedenti amministrazioni ma anche a chi, pur non avendo ancora espresso il nome di un candidato, si opporrà alla sua rielezione del sindaco. «In un anno e mezzo, “questi” si mangerebbero tutto di nuovo» sostiene. «Dicono che bisogna “cacciare Brugnaro”: un’espressione bruttissima. E a dirlo sono le stesse persone che, quando parlano di immigrati, si riempiono il cuore. La città non merita di essere ostaggio di individui che devono “cacciare” qualcuno. Anche perché oggi sono io, ma domani? ».

Da una parte i nemici, dall’altra gli alleati: necessari. Dopo la dimostrazione di disinteresse di Giorgia Meloni per un Brugnaro bis , il sindaco smorza i toni, tendendo un ramo d’ulivo alla leader di Fdi. «Con Giorgia c’è stima reciproca. Le dichiarazioni bisogna prenderle per quello che valgono, perché nelle grandi città ci sono dinamiche nazionali. Continuo a pensare che sia una grande persona. Non sono leader di un partito, per me conta solo lavorare per i cittadini». —


 

Riproduzione riservata © La Nuova Venezia