Allarme difterite: 1.700 senza vaccino, e l’Usl manda lettere a chi non è in regola

Sinergia con i pediatri e accesso diretto: le strategie adottate

Maria Ducoli
Un bambino viene vaccinato
Un bambino viene vaccinato

Difterite, dopo la morte della bimba di Palermo morta a 4 anni perché non vaccinata, anche le Usl veneziane corrono al riparo e sollecitano le famiglie a presentarsi al Servizio di igiene pubblica per sottoporsi al vaccino.

I numeri

Sono ben 1700 i bambini e ragazzi residenti nella provincia di Venezia che non sono in regola con la vaccinazione contro la difterite, una malattia infettiva acuta. Un dato che ora spinge la sanità pubblica ad accelerare il recupero delle vaccinazioni, soprattutto dopo il caso di Palermo che nelle scorse settimane ha riportato l’attenzione su una malattia oggi rara, ma potenzialmente molto grave.

La Regione Veneto ha chiesto alle aziende sanitarie di rafforzare la sorveglianza sui casi sospetti, garantire maggiore tempestività nella diagnosi e verificare la disponibilità dell’antitossina, oltre a controllare le coperture vaccinali dei bambini e dei ragazzi fino ai 18 anni. L’obiettivo non è creare allarmismo, ma evitare che il calo dell’attenzione sulla vaccinazione riapra spazi a una malattia che proprio grazie alla prevenzione è diventata sporadica.

Le lettere alle famiglie

Per questo, l’Usl 4 in questi giorni ha inviato le lettere alle famiglie non in regola: ben 800 i ragazzi che non sono mai stati vaccinati, su una popolazione under 18 di circa 30 mila persone. Per loro sarà possibile accedere direttamente alla vaccinazione, senza necessità di prenotazione.

Dall’altra, l’azienda sanitaria coinvolgerà direttamente i pediatri di libera scelta e i medici di medicina generale. Ai professionisti verrà, infatti, fornito l’elenco dei propri assistiti fino ai 18 anni che risultano non in regola, così da facilitare il contatto con le famiglie e il recupero delle vaccinazioni mancanti.

Lettere inviate anche dal servizio dell’Usl 3 che, però, ha una copertura del 96%. «Si sta facendo un'azione mirata sui giovani che arrivano da fuori Usl», spiegano dal Dipartimento di prevenzione, «e che sono privi di uno storico vaccinale, quindi senza vaccinazione o con situazione incerta. Sono circa 900 giovani di sette coorti diverse, su cui si agisce per regolarizzare la posizione».

Il nodo dei richiami

L’attenzione delle Usl è rivolta ai richiami: la protezione garantita dal vaccino deve infatti essere mantenuta nel tempo e il calendario prevede ulteriori somministrazioni, in particolare intorno ai 5 e ai 14 anni. È su queste fasce d’età che le aziende sanitarie puntano a rafforzare l’adesione, intercettando le famiglie che non hanno provveduto alle vaccinazioni successive al ciclo di base.

«La collaborazione con pediatri e medici di famiglia è decisiva per raggiungere le famiglie che non hanno ancora iniziato o completato il percorso vaccinale dei loro figli», spiega Anna Pupo, direttrice del Dipartimento di prevenzione dell’Usl 4 del Veneto Orientale. I dati sulle coperture dei nuovi nati, sottolinea, «dimostrano che il sistema vaccinale aziendale funziona».

Ora la priorità è recuperare i bambini ancora non vaccinati e quelli che non hanno effettuato i richiami. La corsa ai vaccini, dunque, parte dai numeri: 1.700 bambini e ragazzi da recuperare, a fronte di una copertura di base che resta sopra la soglia di sicurezza. L’obiettivo è fare in modo che quei casi ancora scoperti non si trasformino in tragedie.

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