Dalle case da restaurare al parco fluviale «Recovery plan, ecco le nostre priorità»

Un grande progetto di rilancio per Venezia, la sua terraferma e in ottica di sviluppo dell’area metropolitana. È quello presentato ieri dalle opposizioni di Ca’ Farsetti. Strizzando l’occhio al recovery plan e alle opportunità che si stanno aprendo al capoluogo, quella stilata è una sorta di road map per il rilancio, alla luce degli effetti della pandemia e della crisi economica che ne è derivata. Un progetto che poggia le fondamenta su otto idee, che porterebbero a investimenti per circa 823 milioni di euro. Proposte per un piano di ripresa e resilienza globale che passa per temi come residenzialità, occupazione e qualità dell’ambiente. A presentarle, ieri in video-conferenza, oltre a Baretta, i consiglieri capigruppo Gianfranco Bettin, Marco Gasparinetti, Giovanni Andrea Martini, Monica Sambo, Cecilia Tonon e Sara Visman.
Secondo Pierpaolo Baretta il tempo stringe. «Può Venezia non essere protagonista e partecipe del dibattito sul recovery, e permettersi di perdere questa occasione? Mentre nel nostro Paese si discute e ci si interroga, Venezia tace. Il piano del Comune risale a novembre sulla prima stesura del recovery plan, poi più volte modificato in Europa e dagli ultimi nostri governi. Abbiamo chiesto un consiglio comunale straordinario a marzo, dal quale non si è riusciti a uscire dalla visione della Giunta. La pandemia ci ha mostrato molte cose, passando da una Venezia in overbooking da turismo a una città deserta. Non si può perdere l’occasione di guardare al futuro, per farci trovare pronti alla ripresa. Tutto sarà diverso, ci si deve adeguare con una visione nuova sotto molteplici aspetti» .
Sono 823 i milioni di euro necessari agli otto punti del progetto: 165 per il parco fluviale Marzenego-Osellino; 300 per il rinnovo dei motori di imbarcazioni pubbliche e private per ridurre l’inquinamento; 190 per la ristrutturazione degli alloggi pubblici; 8 per il Progetto Venezia plus su cultura e digitale; 71 per riduzione inquinamento Murano e costruzione impianto di teleriscaldamendo; 5 per il proworking; 4, 5 per un impianto di riciclo della vetroresina delle imbarcazioni; e 80 per 4 mila nuovi posti auto. Misure per sostenere la residenzialità anche in centro storico.
«Guardiamo alla Venezia del futuro, un luogo che si deve aprire alle tecnologie più avanzate che si sposano perfettamente al territorio, anche per essere attrattivi alle nuove esigenze e riportare i giovani in centro storico» , sostiene Cecilia Tonon. «Una città che non deve far mancare nulla ai residenti. Punti di sviluppo per la ricerca, parcheggi a prezzi calmierati in zona portuale, dove servono almeno 4 mila nuovi posti auto, la metà per chi ci abita e gli altri per chi investirà sulla città. Non altri park per turisti, che vanno invece disincentivati all’arrivo in auto». E Monica Sambo guarda ai duemila alloggi pubblici disponibili. «La situazione dello spopolamento è drammatica, e l’incremento di offerta abitativa è un aspetto fondamentale. Vanno sfruttati gli alloggi pubblici disponibili. Serve un forte investimento per la riqualificazione. Ma pensiamo ai servizi che mancano: c’è un solo nido per l’area di Santa Croce, San Polo e Dorsoduro».
Sara Visman ha parlato del progetto su Sacca San Mattia a Murano, per un impianto dove recuperare e riciclare la vetroresina delle imbarcazioni non più utilizzabile, eliminando inquinamento e creando posti di lavoro. Marco Gasparinetti ha esaltato il teleriscaldamento per Murano e l’Ospedale Civile, utilizzando il calore delle fornaci, portando introiti per la sopravvivenza nel settore del vetro. Ma anche di “pro-working”, sfruttando tutti gli spazi pubblici chiusi per creare lavoro per i neolaureati. Giovanni Martini ha invece rimarcato le potenzialità dello sviluppo del parco fluviale Osellino-Marzenego in termini ambientali. E su Marghera, Gianfranco Bettin è stato chiaro: «La terraferma è una cerniera per la Città metropolitana, un grande hub infrastrutturale con porto, aeroporto, autostrade e scambi commerciali. La terraferma veneziana ha ruolo importante, ma guardiamo al recovery plan per il tema della rigenerazione urbana, affinché la zona di Marghera diventi città non un luogo di passaggio. Occorre recuperare la qualità dell’abitare, con la messa in sicurezza dei terreni industriali, la riconversione all’idrogeno, e affinché Porto Marghera sia risorsa per il futuro in una nuova ottica». —
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