Cup, call center e cassa: stop all’appalto Per il sindacato è una decisione saggia
MESTRE
Non ha seguito, per il momento, il maxi appalto dell’Usl 3 da 41 milioni di euro per la gestione per i prossimi tre anni (prorogabili di un altro triennio) dei servizi di Cup, call center, cassa, front office e di alcune attività amministrative. La procedura di gara è stata sospesa e la documentazione trasmessa per un parere di precontenzioso all’Anac (l'Autorità nazionale anticorruzione), che dovrà esprimersi entro il 3 giugno. Si dice soddisfatta Monica Zambon, segretaria di Cgil Venezia, che più volte in passato aveva esternato le sue preoccupazioni per le possibili ricadute occupazionali negative della partita. «La nuova direzione dell'azienda sanitaria, a cui abbiamo chiesto un incontro, ha fatto bene a trasmettere la documentazione ad Anac, per una verifica. Anche noi abbiamo notato diverse anomalie rispetto alla clausola sociale, soprattutto in riferimento alle tenute occupazionali. Non dimentichiamo che, per formare un operatore del Cup, sono necessari dai 6 ai 9 mesi. Soprattutto in questa fase, in cui il ruolo dei Cup è fondamentale, con l’accoglimento anche delle prenotazioni per le sedute vaccinali. Gli operatori lavorano anche durante il fine settimana, hanno lavorato anche nei giorni di Pasqua e Pasquetta, dimostrando una totale abnegazione». Altra questione riguarda la base d’asta, con una paga oraria dei lavoratori ritenuta inferiore rispetto a quanto previsto dalle tabelle ministeriali. «Alcuni avvisi delle aziende, nei quesiti rivolti alla stazione appaltante, esprimono lo stesso timore» spiega la sindacalista. Adesso l’Anac dovrà rispondere a tutto questo, fornendo il parere a una direzione completamente diversa rispetto a quella che aveva pubblicato il bando. «Ancora non comprendiamo perché la gara d’appalto sia stata pubblicata proprio ora, in piena organizzazione della campagna vaccinale. Non si poteva attendere la fine dell’anno?» conclude Zambon. —
L.B.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia