Criminalità in Riva Vena «La videosorveglianza anche nella zona nord»

CHIOGGIA

«Gli arresti domiciliari daranno un chiaro segnale che comportamenti criminosi non saranno tollerati». A commentare l’arresto di Marco Penzo, il bullo 21enne che da tempo tiene in scacco residenti e commercianti di Riva Vena, arrivando a offendere e minacciare anche il vescovo e altri sacerdoti, è il presidente del comitato Riva Vena, Francisco Panteghini, che ora invoca anche un intervento dei Servizi sociali per il recupero del giovane. Il sommarsi delle denunce per molestie, minacce e offese del giovane, soprattutto ai danni del titolare della cicchetteria da Nino Fasolo, Diego Ardizzon, ha portato ai domiciliari Penzo.

Dopo le ultime intemperanze del giovane, Panteghini aveva auspicato un’intensificazione dei controlli per la Riva e aveva richiamato le istituzioni a ripristinare la legalità in uno degli scorsi più belli del centro di Chioggia. «Purtroppo gli arresti domiciliari si sono resi necessari per garantire la sicurezza e dare un segnale chiaro delle istituzioni che comportamenti simili non verranno tollerati», spiega Panteghini, «Speriamo che possano essere un’occasione di riflessione per l’imputato». Il comitato torna anche a chiedere che il sistema di videosorveglianza sia implementato come deterrente per tutti i comportamenti illeciti che avvengono nella zona, dallo spaccio ai vandalismi. «La Riva è stata dotata di un sistema di telecamere che non sono ancora pienamente in funzione», spiega il presidente, «Alle nostre insistenze si deve l’estensione della videosorveglianza dal Lusenzo fino a calle San Giacomo e ora chiediamo il completamento nella zona nord. La loro oculata gestione permetterà di avere un reale deterrente contro la microcriminalità, ma anche contro i reati ambientali come l’abbandono di rifiuti. Di recente abbiamo presentato un progetto nell’ambito del Bilancio partecipativo che riassume il lavoro di anni di impegno per la valorizzazione di Riva Vena e stiamo lavorando a una grande sorpresa per maggio». —

Elisabetta B. Anzoletti

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