«Costretti a vivere con i cassonetti davanti alla porta»

SOTTOMARINA
«Bene che si pensi a isole ecologiche interrate o schermate, da noi invece i cassonetti sono a due metri dalle finestre della cucina». L’appunto polemico arriva da Luigi Nicchetto che da un anno sta lottando per riuscire a far spostare la fila di cassonetti davanti al suo condominio in via Vespucci, richiamando motivazioni igienico-sanitarie. Lo sfogo di Nicchetto segue l’annuncio dell’approvazione in giunta di una delibera che dà mandato agli uffici di studiare la possibilità di eliminare le oasi visibili, in Lungomare e in altri luoghi sensibili, sostituendole con cassonetti a scomparsa o, dove non è possibile, con schermature.
«Mi verrebbe da dire all’assessore alle Partecipate Stecco», spiega Nicchetto, «che prima di guardare ai turisti, presenza senza dubbio importante, si faccia una camminata in città: scoprirà situazioni ben peggiori che noi cittadini ogni giorno subiamo. Ho segnalato il caso di via Vespucci a tutti, non so più a chi scrivere».
Nei vari esposti Nicchetto spiega che di fronte alla porta del condominio Alfa è stata posizionata un’isola ecologica con due cassonetti, uno della carta e uno di indifferenziato, che ostruiscono un’eventuale evacuazione del condominio e impediscono la visuale all’uscita di un garage. Denuncia anche che quei cassonetti sono situati proprio sotto le finestre del primo piano, con inevitabili odori e presenza di polveri nell’aria durante lo svuotamento. «Noi cittadini saremo ben lieti di fare questa sperimentazione», spiega Nicchetto, «ed essere le cavie di questo progetto di riqualificazione, in particolare per la parte che prevede lo spostamento. Da noi non è solo una questione di “bruttura” visiva, noi viviamo assieme all’isola ecologica: l’abbiamo in cucina a due metri dalle finestre dove vivono i bambini e davanti la porta del condominio. Il progetto per le oasi ecologiche è interessante, ma se non si redige un regolamento che chiarisca dove queste isole possano essere collocate, rimarremo nell’anarchia». —
Elisabetta B. Anzoletti
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