Controlli e metal detector nelle scuole, i presidi veneziani dal prefetto: «Metodi fuori luogo»
Le norme previste dal Decreto sicurezza dopo l’accoltellamento mortale alla Spezia. Zennaro: «Il Ministero stanzi i finanziamenti per gli psicologi»

Presidi veneziani a confronto in prefettura, per discutere di interventi coordinati, far emergere casi particolari e richieste specifiche, ma anche per verificare che tipo di interventi poter applicare a scuola per garantire il massimo della sicurezza. A partire dalla questione metal detector, materia dell’ultimo decreto sicurezza e che ha trovato corpo in una circolare del ministero dell’Istruzione, di concerto con il Viminale, che da qualche giorno è sulle scrivanie di tutti i dirigenti.
Il no dei presidi: «Serve ben altro»
Eppure, nel mondo della scuola non è mancata qualche perplessità davanti alla proposta del Governo. Per Luigi Zennaro, referente per la provincia di Venezia dell’Associazione nazionale presidi, i metal detector a scuola sarebbero «uno strumento fuori luogo anche dal punto di vista educativo». Per il dirigente chioggiotto è quantomai necessario educare alle emozioni per scongiurare l’uso del metal detector. Prevenire il disagio prima che scoppi, intercettare la pioggia prima che possa diventare tempesta. Fare prevenzione, non deterrenza.
«Anche alle scuole medie, in alcuni casi, ci sono alunni problematici che dobbiamo tenere sotto controllo, ma non in questo modo», aggiunge. Il no alla misura era già arrivato dall’associazione a livello nazionale. Il grido dei presidi sempre e solo uno: più fondi per l’educazione. Per valorizzare il tempo scuola oltre l’orario delle lezioni: spazi pomeridiani aperti, laboratori, attività culturali e artistiche. «Valditara», chiosa Zennaro, «dovrebbe stanziare dei fondi per gli psicologi scolastici, anziché per i metal detector».
Costi ingenti
Tra i punti più discussi della misura, c’è proprio il costo di questi dispositivi, sia per l’acquisto che per una successiva manutenzione. Stando alle disposizioni ministeriali, verrebbero usati metal detector palmari già in dotazione alle forze dell’ordine, garantendo così l’assenza di costi aggiuntivi per le scuole. Tuttavia, i presidi non pensano ai bilanci dei loro istituti, quanto alla piaga dei finanziamenti da Roma, sempre troppo pochi. «Sarebbe una spesa ingente», fa notare il preside chioggiotto, «vorrei sapere perché soldi per la scuola non ce ne sono mai, ma per queste cose sembrano non mancare mai».
I controlli
Uno dei punti più delicati della direttiva riguarda il personale. È severamente vietato, infatti, affidare i controlli a docenti o al personale Ata. Le procedure di controllo potranno essere svolte solo da Carabinieri o forze di Polizia. Non solo, la circolare ricorda anche che «I controlli devono avvenire nel rispetto dei diritti fondamentali dei minori, evitando ogni forma di discriminazione o stigmatizzazione».
La logistica
L’uso dei metal detector non sarà quotidiano né sistematico per tutti. La direttiva specifica che l’attivazione avviene solo in presenza di profili di criticità rilevati, come risse, aggressioni o episodi di bullismo avvenuti a scuola o nelle sue immediate vicinanze, oppure in presenza di armi o di attività di spaccio. «Logisticamente», sottolinea ancora Zennaro, «non so come si potrebbero fare i controlli: pensiamo a scuole superiori con anche 300 studenti, come puoi controllarli tutti nei pochi minuti prima della campanella?»
L’iter
Nel concreto, l’ultima parola per attivare i controlli con i metal detector all’ingresso spetta sempre ai dirigenti scolastici. Davanti a un’eventuale necessità, il preside inoltra una richiesta formale alla Prefettura. Richiesta che viene esaminata dal Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Il Prefetto, d’intesa con l’Ufficio Scolastico Regionale, autorizza l’intervento definendo tempi e modalità, che possono essere anche “a sorpresa” all’inizio delle lezioni. Trattandosi di una misura di ordine pubblico autorizzata dal Prefetto per fini di prevenzione reati, l’opposizione al controllo può comportare il divieto di accesso ai locali scolastici per quel giorno o l’intervento dell’autorità giudiziaria in caso di sospetto reato.
Il confronto
La misura di Valditara è arrivata all’indomani dell’accoltellamento di un ragazzo giovanissimo in un liceo di La Spezia, Abanoub Youssef, ma era già stata attivata in alcuni istituti napoletani. Se voleva essere una misura per rassicurare scuole e famiglie, il risultato non è stato quello sperato, viste le critiche ottenute, tra le prime proprio quelle dei dirigenti scolastici. Nella riunione in Prefettura a Venezia, in calendario a fine mese, presumibilmente si parlerà anche di metal detector. Ad essere convocati, solo i presidi delle scuola “calde”, principalmente gli istituti superiori di tutta la provincia.
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