«Cercava serenità e non la trovava Ma ora sembrava essersi ripreso»

Il racconto di un amico di San Donà rimasto in contatto con Giacomo «Per quattro anni aveva lavorato di notte, e poi i disturbi del sonno» 

LA TESTIMONIANZA

«Spero solo che ora abbia trovato la pace». C’è un amico di Giacomo che è sempre rimasto in contatto con lui e che ora vuole raccontarlo, per aiutare gli altri a decifrare questo epilogo così doloroso.

«In precedenti occasioni aveva detto agli amici più intimi di essere stanco della vita. Aveva un mal di vivere che tornava regolarmente, alternato a momenti di euforia che non riusciva quasi a controllare. Non deve essere stato facile per Giacomo. Ma non era un tossicodipendente. Non si drogava, non che io sappia. Era stato anche in Psichiatria per qualche tempo, poi dimesso. Sembrava si fosse ripreso».

Gli amici di San Donà hanno saputo della tragedia ieri nel primo pomeriggio. La famiglia è molto conosciuta in città e gli amici hanno manifestato il cordoglio sincero ai genitori e il fratello.

Un duro colpo, anche se in molti, tra gli amici di Giacomo. Nonostante la sua fragilità, in tempi recenti sembrava aver trovato la strada giusta riprendendo anche gli studi. Era tornato all’università, a Padova, alla vita di tutti i giorni, di studente e giovane brillante. Ma i farmaci assunti per tanti anni, in particolare le benzodiazepine inizialmente prescritte, gli avevano creato una forte dipendenza, fatto perdere il contatto con la realtà.

Aveva cercato – raccontano gli amici – di affrontare con coraggio il passaggio spesso critico dall’adolescenza alla maturità. Per quattro anni aveva lavorato da Mc Donald’s, anche la notte. E aveva accusato disturbi del ritmo circadiano, una sorta di orologio biologico che regola i ritmi del sonno-veglia. Ed è così, come raccontano anche i genitori di Giacomo, che la dipendenza da psicofarmaci si è fatta strada.

Ne aveva bisogno in quantità sempre maggiore – raccontano – da quando, verso i 19 anni, li aveva assunti in un periodo in cui non riusciva più a dormire. «Una tragedia infinita», conclude l’amico di San Donà. «L’unica cosa che possiamo sperare è che adesso lui possa finalmente aver trovato la serenità che cercava e non trovava più in questa vita». —

G.CA.

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