Cento volontari a Poveglia per piantare alberi salvati: «È la città che vogliamo»

Una giornata sull’isola: veneziani al lavoro per il futuro parco urbano, censita la vegetazione in attesa del sopralluogo tecnico della Regione

Costanza Francesconi
Ragazze al lavoro nell'isola di Poveglia
Ragazze al lavoro nell'isola di Poveglia

Che un centinaio di volontari, di domenica mattina, fossero a Poveglia con le mani nella terra a piantare alberi e potare rovi, significa che l’isola è davvero «per tutti».

Ne è fiera Fabrizia Zamarchi, presidente dell’associazione Poveglia per tutti, dal 1 agosto 2025 concessionaria del bene demaniale da decenni abbandonato, messo all’asta nel 2014, futuro parco urbano dopo una battaglia durata gli ultimi dodici anni. Obiettivo tanto sentito da coinvolgere, ieri, un’incredibile varietà di veneziani, e due emittenti straniere. Cappello di lana, pranzo al sacco, imbarco a Malamocco.

All’approdo, l’entusiasmo travolgente di Andrea Barina, tra i coordinatori, vanghe e zappe per piantare una ventina di alberi: parte degli 80 dismessi da un padiglione dell’ultima Biennale di Architettura e qui riciclati. Con strumentazione gps, l’agronomo forestale Francesco Boldrin ha coordinato la mappatura della vegetazione. «Per un piano di gestione che tenga assieme sicurezza e fruibilità del luogo, prepariamo un censimento per i tecnici della Regione attesi in sopralluogo».

Ecco come rinasce l'isola di Poveglia, un giorno con i volontari: il video

Dopo la chiusura dell’ospedale psichiatrico, nel 1968, la natura ha fatto il suo corso. «Ora si tratta di trovare un nuovo equilibrio per far dialogare le iniziative sull’isola – mostre, lezioni di voga, di yoga, di guida in laguna, attività scout, solo per citarne alcune – e la realizzazione del parco civico», racconta Patrizia Veclani.

Si lavora sodo, ma l’aria è di festa. «Faticare per costruire una Venezia che si oppone all’overtourism e reclama spazi per l’abitare alimenta un voler migliorare l’ambiente in cui viviamo e crea legami di comunità fortissimi» dice Giulia Menegale, dottoranda a Lucca, originaria di Mirano ma, per scelta, residente alla Giudecca. Ex marcopolina, Petra Codato sul caso Poveglia sta sviluppando la tesi di dottorato a Ca’ Foscari. Ieri con mamma Caterina tra i rami di robinia, «perché i cittadini si riapproprino di questo spazio».

Due studentesse di Iuav, una di Catanzaro, l’altra di Barletta, vedono nell’esperienza «un modo per conoscere questo territorio, per mapparlo nella sua essenza», mentre Ornella, mamma residente a Castello, ieri insieme a suo marito Giuseppe, «una maniera di custodire ciò che di più prezioso ha la laguna: le sue isole».

Prossimo step, «l’ok di Magistrato alle acque e Soprintendenza per un pontile nuovo», ricorda Lorenzo Pesola. «Questo progetto», incalza, «non deve avere colore politico». —

 

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