«Cassa peota», arrivano i soldi
Dopo 15 anni i mille creditori potranno spartirsi 6-7 milioni di euro

CALTANA. Affaire «cassa peota», sorpresa: arrivano i soldi. Pochi per la verità, solo un terzo rispetto al buco miliardario del 1996, ma dopo tanti anni di battaglie infruttuose l'ultima sentenza emessa dal giudice è quella decisiva e profuma finalmente di successo. Il tribunale del terzo grado ha infatti chiuso una battaglia legale che durava da 15 anni, dando mandato al curatore fallimentare di redistribuire il credito. In arrivo a Caltana ci sono dai 6 ai 7 milioni di euro, circa un terzo dei 35 miliardi di lire di buco. Lunedì 6 giugno si riunirà così dopo tanto tempo il comitato dei soci creditori (alle 20, nel centro parrocchiale del paese) per ascoltare dagli avvocati dello studio Antonucci-Martellato di Dolo le modalità di chiusura del fallimento e le istruzioni su come ottenere le liquidazioni. Difficile dire ora quanto arriverà ad ogni creditore, ma la parola fine sulla vicenda è ormai vicina. In paese ci speravano in pochi ormai: quasi ci si era dimenticati della grande truffa del 1996 e d'altronde dopo ben 15 anni di promesse di rimborsi mai avvenuti c'era da aspettarselo. Non avevano mollato invece i soci creditori, anche se alcuni, spossati da battaglie legali inconcludenti, avevano deciso a un certo punto di gettare la spugna. Eppure il loro numero in questi ultimi anni è aumentato, perché sono arrivati anche gli eredi dei defunti. Mille truffati e relativi congiunti che oggi possono finalmente brindare a un risultato concreto. «Si chiude una battaglia ultradecennnale - afferma soddisfatto il portavoce del comitato Angelo Buccigrossi - il 6 giugno i nostri legali spiegheranno come recuperare i soldi, è una notizia che volevamo dare da tempo». Il crac della «Cassa peota popolare» di Caltana risale alla fine del 1995, quando Carlo Calzavara, coi figli Ampelio e Antonio e il genero Ennio Balleello comunicarono a 798 creditori, in gran parte caltanesi, l'impossibilità di procedere col rimborso dei risparmi depositati. Si creò subito un comitato, con l'obiettivo di recuperare il credito attraverso le vie legali e si appurò che il buco era stimato intorno ai 35 miliardi di vecchie lire. In tribunale finirono Carlo Calzavara (oggi defunto) e i soci, con accuse di bancarotta fraudolenta, appropriazione indebita ed esercizio abusivo del credito. Per anni centinaia di risparmiatori avevano affidato loro i risparmi di una vita, ingannati dalla promessa di guadagni considerevoli. Arriveranno solo le briciole, ma per molti è la fine di un'odissea.
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