Usl 3, Case di comunità senza medici di base: pronti a collaborare appena 70 su 340

Otto professionisti su dieci non hanno ancora aderito. In corso la trattativa per definire i requisiti minimi. La Fimmg: «Al momento il servizio h24 e h12 è a rischio»

Maria Ducoli
Mancano medici di base per le Case di Comunità
Mancano medici di base per le Case di Comunità

Solo una settantina di medici di base, sui 340 che prestano servizio sul territorio dell’Usl 3, ha dato la propria disponibilità per lavorare quattro ore nelle Case di comunità.

A conti fatti, appena il 20% dei dottori di famiglia, uno dei perni fondamentali per il corretto funzionamento di queste nuove strutture, si è detto disponibile a prendere servizio al loro interno. Per la Fimmg, la Federazione italiana dei medici di base, le adesioni potrebbero aumentare una volta formalizzato un vero e proprio contratto con l’azienda sanitaria.

Intanto, però, la copertura del servizio h24 o h12 è a rischio; quei turni sono obbligatori solo per i medici entrati in servizio dopo il 1 gennaio 2025: la coperta è troppo corta.

I numeri

Il punto, alla fine, è tutto qui: chi ci sarà dentro le Case di comunità e, soprattutto, che cosa farà. Perché le strutture previste dal Pnrr ormai ci sono. In Veneto sono state dichiarate completate 99 Case di comunità, oltre il target minimo regionale fissato dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, 13 solo nell’Usl 3 Serenissima.

Ma il mattone è soltanto il primo pezzo della riforma. La vera partita comincia adesso, quando quelle sedi dovranno diventare luoghi nei quali il cittadino trova davvero una risposta ai propri bisogni di salute. E qui torna centrale la figura del medico di medicina generale.

Non un professionista chiamato semplicemente a presidiare una stanza, ma il possibile punto di raccordo tra il paziente, il distretto, gli infermieri, gli specialisti, i servizi sociali e l’ospedale.

«Ad oggi», dice il segretario della Fimmg per la provincia di Venezia, Giuseppe Palmisano, «sono stati 70 i medici che hannodato disponibilità per lavorare quattro ore alla settimana nelle Case di comunità.

Chi ha aderito proviene soprattutto dalle medicine di gruppo integrate: un modello che, ancora una volta, vediamo funziona. Infatti, un medico che ha lo studio da solo non riesce a ricavarsi del tempo per andare in queste nuove strutture. Avere una segreteria, infermieri e dei colleghi che possano coprire quelle ore fa la differenza».

Il nodo contrattuale

Nei mesi scorsi, la presenza dei medici di base nelle Case di comunità è diventata un terreno di scontro. Da una parte la Regione, alle prese con la necessità di rendere operative le nuove strutture e di costruire una medicina territoriale capace di alleggerire il peso sui pronto soccorso. Dall'altra i medici di famiglia, che hanno più volte sollevato il problema delle condizioni concrete nelle quali dovrebbe essere realizzata la riforma: personale, organizzazione, carichi di lavoro e soprattutto il rischio che nuove responsabilità si aggiungano a un sistema già sotto pressione.

Se il confronto ha prodotto, a livello regionale, un’intesa tra organizzazioni sindacali e Regione, la partita nel Veneziano è ancora aperta. «Abbiamo dimostrato la nostra disponibilità, nonostante tutte le criticità ben note», fa sapere Palmisano, «ora attendiamo di formalizzare un quadro contrattuale specifico, a tutela dei medici e degli utenti». Secondo il segretario della Fimmg, un buon accordo per i medici, farebbe salire il numero dei professionisti disposti ad andare a lavorare in Casa di comunità potrebbe aumentare. «Molti sono alla finestra», aggiunge, «per capire se i criteri minimi di sicurezza richiesti andranno in porto. L’obiettivo, per queste strutture, è riuscire a garantire la multidisciplinarietà e i dottori sono in attesa di capire se le Case di comunità siano davvero funzionanti».

La sfida, dunque, non è più edilizia ma organizzativa. Una Casa di comunità efficace dovrebbe permettere al medico di famiglia di avere intorno a sé una squadra: infermieri, specialisti, personale amministrativo, servizi sociali.

 

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