Manca il personale, le carceri in affanno. La garante dei detenuti: «Situazione disastrosa e nessuno fa nulla»

La carenza di personale si ripercuote sulla popolazione carceraria. Bressani: «Ogni educatore segue cento persone, impossibile aiutarli»

Maria Ducoli
La carenze di personale si ripercuote anche nelle carceri
La carenze di personale si ripercuote anche nelle carceri

Da una parte gli uffici, le procure e i tribunali senza personale amministrativo e di cancelleria. I tempi biblici dei procedimenti, le pendenze, i rallentamenti. Dall’altra, le carceri senza personale. Le fragilità lasciate a loro stesse e il tasso di recidiva alle stelle. Due facce della stessa medaglia, quella di un sistema giudiziario in affanno, a tutti i livelli.

Rita Bressani, garante dei detenuti del Comune di Venezia, come mai siamo arrivati a questa situazione?

«È una questione legata alle politiche carcerarie: il carcere è un tema divisorio, tutti conoscono i problemi ma nessuno riesce - o vuole - fare nulla».

In questi anni sono state provate diverse soluzioni tampone, come la convenzione con la Regione che ha “prestato” il personale amministrativo agli uffici giudiziari.

«Il prestito dei dipendenti è necessario per far sì che gli uffici restino aperti, ma c’è un tema di formazione e preparazione specifica, che il personale della Regione non ha. Poi c’è da dire che la coperta è corta, se si spostano si crea comunque un vuoto da un’altra parte».

Come vede la situazione delle carceri veneziane che, come gli uffici, risentono della carenza dei dipendenti?

«Una situazione pazzesca che si ripercuote in maniera gravissima sulla vita dei detenuti».

Le figure di cui si avrebbe più bisogno?

«Gli educatori. Ora ognuno di questi ha cento detenuti da seguire, con numeri così elevati come si fa a costruire reali percorsi e progettualità? Questo si traduce in un alto tasso di recidive, pari al 70%».

Com’è la situazione a livello della polizia penitenziaria?

«Gli agenti sono troppo pochi. E, contando il sovraffollamento del carcere maschile, la sproporzione è enorme. Mancano anche i mediatori linguistici e culturali, al maschile siamo pari a zero».

E alla Giudecca?

«Anche qui il personale educativo non basta. E poi mancano i cosiddetti articoli 80, gli psicologi e i mediatori assunti dal Ministero per circa sei mesi».

C’è poi anche un tema di fragilità, tra dipendenze e problemi di salute mentale.

«Sì, le doppie diagnosi tra l’altro sono altissime e c’è un problema enorme di gestione di questi casi, anche perché il personale sanitario manca, così come gli psicologi. Gli agenti non hanno una formazione adatta, da tempo sia noi garanti che i direttori delle strutture l’hanno chiesta, ma non siamo mai stati ascoltati».

Il problema riguarda quindi la politica?

«Non arrivano risposte dal provveditorato regionale e dal Ministero. I problemi sono ben noti, ma mancano gli interventi per risolverli». 

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