Nel Veneziano corsi Oss gratuiti ma deserti: «Case di riposo in difficoltà»
La denuncia della Cisl: «Così si ricorre ai gettonisti: meno qualità e sicurezza». L’Uripa ha avviato una missione istituzionale in Brasile per trovare personale. Al Mariutto in 60 all’ultimo concorso: «Età media alta, hanno tutti 50 anni»

I numeri sono sempre striminziti e le iscrizioni - quando tutto va bene - arrivano a malapena a coprire i posti minimi necessari per avviare i corsi formativi per operatori socio sanitari (oss) Puntualmente, gli enti e le case di riposo che le organizzano devono prorogare i termini nella speranza di reclutare altre persone interessate al percorso.
Spesso, senza grandi risultati. Così, se da tempo le rsa si dicono in difficoltà proprio a causa della carenza di oss, la situazione è resa ancora più complicata dalla carenza di corsi formativi sul territorio.
Cisl: «Difficoltà continue»
«Parliamo spesso di carenza di crisi del personale, ma il punto è che i corsi sono sempre meno e questo, inevitabilmente, creerà dei problemi nel lungo termine», commenta paolo Lubiato della Cisl Fp, che si dice preoccupato per le ripercussioni che ciò avrà in un futuro nemmeno così lontano. «Sul territorio i corsi sono pochi, tra chi ha perso l’accreditamento e chi decide di non farli perché non ne vale la pena.
Questo, inevitabilmente, si traduce in difficoltà continue per le case di riposo che, poi, decidono di reclutare gli operatori dall’estero o di appoggiarsi ai gettonisti, con tutto ciò che ne consegue». In questi casi, i problemi per Lubiato non riguardano solo la qualità del servizio offerto ma, spesso, anche la sicurezza dal momento in cui potrebbero non essere in possesso dei requisiti necessari.
O non conoscere le vie di fuga delle strutture, visto il continuo passare da una all’altra. Per quanto riguarda il reclutamento all’estero, infatti, l’Uripa, l'Unione regionale delle istituzioni e iniziative pubbliche e private di assistenza agli anziani, ha avviato una missione istituzionale in Brasile e nella Repubblica Dominicana con l'obiettivo di costruire percorsi di cooperazione e favorire il reclutamento di personale qualificato da inserire nelle rsa della regione.
Ipav: «Facciamo fatica»
A fare fatica a trovare i numeri necessari per far partire i corsi formativi è anche l’Ipav, il colosso del sistema socio-assistenziale veneziano. Da qualche anno, l’ente non ha più l’accredito della Regione, necessario per avviare i percorsi, ma si appoggia a Fondazione Venezia.
«L’ultimo corso», spiega il direttore Andrea Zampieri, «l’abbiamo finito nel 2026, ma anche in questo caso abbiamo dovuto riaprire i termini perché si faceva fatica ad arrivare a 18 partecipanti, il numero minimo per poter avviare le lezioni». E se, qualche anno fa, la Regione ha deciso di dare dei contributi per rendere i corsi formativi gratuiti, nella speranza di attirare più persone, oggi questo escamotage non funziona più.
«Un tempo c’era la gara alle iscrizioni», ricorda Zampieri, «oggi la professione non è più appetibile».
Mariutto: «Età avanzata»
Anche l’Ipab Mariutto, di Mirano, non organizza i corsi: l’accredito è un iter infinito e, a conti fatti, non ne vale la pena. «Noi, però, siamo fortunati», fa sapere il direttore Antonio Rizzato, «perché abbiamo un’attrattività più forte rispetto alle altre rsa private, complice il contratto e il welfare. All’ultimo concorso, infatti, si sono presentati 60 oss. Certo», ammette, «una volta venivano in centinaia».
Il problema, però, è che l’età media è sempre molto alta: «Sono persone che lavorano già in altri enti privati, dove lo stipendio è più basso. Hanno tutti una cinquantina d’anni, molti se pensiamo che è un lavoro usurante. Ma giovani che vogliano fare gli oss non ce ne sono. Servono scelte politiche di un certo livello».
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia








