Caldo record, esplode un cimelio del monumento ai Caduti

Allarme a Ca’ Cottoni di Caorle. Lo scoppio e poi la fiammata, paura tra i residenti. Un cittadino ha versato acqua su altre tre bombe simili prima che si potesse attivare l’innesco

Rosario Padovano
Il residuato bellico posto sul monumento ai Caduti dopo l'esplosione
Il residuato bellico posto sul monumento ai Caduti dopo l'esplosione

Esplode una bomba anticarro della Prima guerra mondiale collocata al monumento ai Caduti: allarme a Ca’ Cottoni.

Un residente spruzza grandi quantità d’acqua prima che si attivi l’innesco su altre tre bombe simili che, in caso di esplosione, avrebbero potuto portare guai seri. L’episodio è accaduto martedì pomeriggio. La situazione al momento è sotto controllo, non può accadere più nulla.

La storia

Tra gli anni cinquanta e sessanta del secolo scorso c’erano nelle campagne di Ca’ Cottoni vari collezionisti di reperti bellici. Si è trovato di tutto, in particolare bombe e proiettili di artiglieria della Grande guerra. Il monumento è formato da una Croce sulla cui base ci sono i nomi dei caduti cacottonesi della Grande guerra, e in parte un monumento più piccolo, con meno nominativi, dove sono segnalati i caduti sempre di Ca’ Cottoni della seconda guerra mondiale.

Ebbene questi reperti bellici sono stati svuotati quasi tutti della polvere da sparo. Qualcuno all’epoca volle radunarli all’interno del monumento ai Caduti ritenendoli evidentemente sicuri. In paese si sapeva però che non erano stato svuotati dal tutto.

Il fatto

Erano le 15.50 di martedì quando si è avvertita in tutta la frazione una esplosione molto forte. I vicini al monumento si sono affacciati e hanno notato che la bomba emetteva scintille e fiamme verso l’alto, come se stesse brillando da sola: una cascata di fuoco di almeno 3 metri.

Donato Tonetto, armato di una semplice canna, ha sparato sulla bomba tutta l’acqua possibile, raffreddando le altre bombe vicine, in tutto una decina. Un intervento molto rischioso perché la situazione si era fatta imprevedibile. L’eventuale innesco avrebbe potuto provocare un’esplosione ben più grave. Non sono stati fatti intervenire i vigili del fuoco, ma sul posto si sono presentati i carabinieri della compagnia di Portogruaro. Hanno messo in moto le procedure di rito con la prefettura. La polizia locale ha transennato l’area.

Gli artificieri

Gli artificieri giunti da Padova hanno stabilito che altre tre bombe potevano contenere una quantità di esplosivo o polvere da sparo non tale da poter innescare una deflagrazione. Chi ha messo insieme quelle bombe, 60-70 anni fa, ha commesso una leggerezza, così come leggeri si sono rivelati coloro che avrebbero dovuto controllare quel monumento e non lo hanno fatto mai. Si è rischiata la strage.

Le altre sei bombe invece sono state ritenute innocue e sono rimaste lì sul monumento. A esplodere, oltre al caso, è stato alla fine un proiettile di cannone. Le alte temperature di questi giorni e l’esposizione al sole hanno messo in moto il meccanismo esplosivo.

La testimonianza

«Ce la siamo vista brutta», ha spiegato Donato Tonetto, «se la bomba fosse esplosa alle 4 di notte probabilmente avrebbe innescato con il calore gli altri ordigni. Per fortuna avevo la fontanella a portata di mano e ho reso inoffensivo ciò che restava dell’ordigno, gettando acqua su tutti gli altri. È andata bene, ma quando ho chiamato in Comune mi sono fatto sentire».

A distanza di alcuni giorni è ancora spaventatissima Serenella Zoccoletto. In pratica il monumento e le bombe erano e sono adiacenti alla sua casa rosa. «Credevamo che quelle bombe fossero innocue. Invece abbiamo scoperto, quasi a nostre spese, che non era così». I proiettili di mortaio, i missili e le ogive presenti sul monumento non sono pericolosi. L’assessore Mattia Munerotto, raggiunto dalle telefonate degli abitanti, commenta : «Chissà 60 anni fa cosa sarà balenato in testa a chi ha collocato gli ordigni».

 

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