Temperature record, a Venezia meno morti tra gli anziani: il Piano caldo ha funzionato
A luglio il Ministero della Salute stimava 227 decessi collegabili alle alte temperature, ne sono stati registrati circa 210. L'epidemiologo Baldo: «Bene la prevenzione, ma serve agire sul cambiamento climatico»

Più fragili, spesso soli e con meno risorse a disposizione per proteggersi dalle alte temperature: gli anziani sono quelli che hanno pagato il prezzo più alto del caldo record di questi mesi. A dirlo, non sono solo i medici ma anche l’ultimo report del Dipartimento di epidemiologia e prevenzione del Ministero della Salute.
Sotto la lente, un’estate rovente che già da fine maggio ha portato ondate di caldo anomalo, allerte che si susseguivano una dopo l’altra e raccomandazioni degli esperti per cercare di ridurre l’impatto sulla salute delle persone, anziani e fragili in primis. Gli effetti non hanno tardato ad arrivare: gli accessi in Pronto soccorso sono aumentati di circa il 7% nei periodi più caldi.
La buona notizia, però, è che nel Veneziano le morti in qualche modo collegabili al caldo sono state meno di quelle attese dalle stime del Ministero. Il motivo? Stando al parere degli esperti, il Piano caldo messo in atto dal Comune di Venezia in sinergia con l’Usl 3 e la Protezione civile avrebbe funzionato nel suo intento di proteggere la popolazione anziana.
Stime disattese
A luglio, il Ministero statisticamente si aspettava 227 decessi che potessero essere in qualche modo collegabili al caldo.
Tuttavia, i morti totali di quel periodo sono stati 223 ma, se da questo numero si tolgono i decessi con cause sicuramente diverse, come gli incidenti stradali, sono state circa 210 le persone morte per complicanze cliniche, il 7% in meno. Sempre secondo il report ministeriale, solo durante l’ondata del 15-19 luglio, si è registrato un decesso in meno del previsto: dei 36 attesi, ne sono stati osservati 35.
L’epidemiologo
A cercare di spiegare il fenomeno è Vincenzo Baldo, direttore dell’Uoc Medicina preventiva e valutazione del rischio dell’Azienda Ospedale Università di Padova. «A Venezia», fa presente, «l’ondata è durata meno rispetto ad altri territori, sommariamente si è protratta per cinque giorni a metà luglio. La durata relativamente breve potrebbe essere associata al diverso andamento della mortalità. Bisognerà aspettare i dati di agosto per fare un’analisi più approfondita».
Tuttavia, l’epidemiologo sottolinea come non si stia facendo abbastanza per contrastare e limitare il cambiamento climatico che, ormai è chiaro, è arrivato a un punto di non ritorno. «Sicuramente i sistemi di allerta, la comunicazione e tutto quello che viene fatto con la prevenzione è indispensabile e probabilmente stanno contribuendo a contenere gli effetti sulla salute. Però attenzione: stiamo intervenendo molto bene sulla prevenzione degli esiti, ma non sulla causa. Se non si interviene anche a livello ambientale, il cambiamento climatico continuerà ad aumentare intensità e frequenza di questi eventi e sarà sempre più difficile compensarne gli effetti».
La protezione civile
Anche Francesco Vascellari, direttore della Protezione cilvile del Comune di Venezia legge la diminuzione dei morti come un effetto degli sforzi messi in atto da enti, istituzioni e terzo settore che hanno partecipato al Piano caldo.
«Probabilmente», commenta, «la nostra campagna di informazione capillare ha funzionato, così come il potenziamento dei servizi sociali del Comune e dell’assistenza domiciliare dell’Usl 3. Tutte azioni che ci hanno permesso di avere un’attenzione in più per anziani e fragili. Il modello di prevenzione si è dimostrato positivo, ha funzionato bene.Un ruolo importante l’hanno giocato anche i rifugi climatici, nei musei e nelle biblioteche».
Riproduzione riservata © La Nuova Venezia








