Calano i furti di opere d’arte, le chiese i luoghi più colpiti a Venezia

I furti di opere d’arte, lo scorso anno, sono diminuiti in Veneto e nella nostra provincia. Una diminuzione legata all’attività di prevenzione e formazione che i carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale svolgono sul territorio anche con i loro colleghi delle stazioni. Un lavoro molto importante soprattutto nei paesi e ville di campagne dove ci sono piccoli tesori disseminati in chiese e ville spesso chiuse. «Venezia mi preoccupa meno di Mestre o di altre realtà di terraferma - spiega il Tenente Colonnello Christian Costantini, comandante del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Venezia -. In centro storico c’è sicuramente molta più attenzione da parte di tutti nel stare attenti alle opere d’arte che caratterizzano in maniera unica la città. E questa è la prima e migliore forma di prevenzione che può essere fatta per tutelare il nostro immenso patrimonio culturale. Tutti ne dobbiamo essere responsabili. Spesso però nei centri minori si sta meno attenti ai veni che piccole chiese o ville di campagna ospitano. Posso dire che sono stati importanti anche i corsi di formazione che abbiano organizzato e svolto con la sovrintendente ai beni culturali, l’architetto Emanuela Carpani, per formare il personale dei Musei contro i furti». Corsi svolti dopo il clamoroso furto commesso a Palazzo Ducale, nel gennaio del 2018.
Il Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale lo scorso anno ha arrestato complessivamente 34 persone e denunciate 1.195, recuperati oltre 56.434 beni culturali, tra oggetti antiquariali, archivistici, librari, archeologici e paleontologici nonché opere false. Il tutto per un valore che sul mercato supera i tre milioni di euro.
In Veneto c’è stato una significativa diminuzione del fenomeno dei furti di opere d’arte che sono passati da 27 a 19 (-30%). I luoghi più colpiti risultano essere le abitazioni private e gli edifici di culto. Sotto il profilo preventivo è stata ulteriormente intensificata l’attività di controllo alle aree archeologiche (+11% monitoraggi), delle aree tutelate da vincoli paesaggistici e monumentali (+16%), controlli ad esercizi antiquariali e gallerie d’arte (+77%) e controlli a mercati e fiere antiquariali (+192%). Questi ultimi luoghi rimangono quelli dove avvengono i maggiori recuperi di opere trafugate.
Una delle ultime operazioni ha portato al sequestro di un dipinto olio su tela “Gitana” di A.Mancinì della fine del XIX secolo e un dipinto su carta “Il Veggente” sempre di Mancini. Dagli accertamenti è emerso che i due lavori fossero stati attribuiti falsamente all’artista. I quadri intercettati all’Ufficio Esportazione di Venezia, avevano un valore sul mercato di 300mila euro. Il proprietario che li aveva acquistati, sarebbe estraneo alla falsificazione. I dipinti erano destinati all’estero. I dati relativi all’attività sono stati presentati ieri a Palazzo Ducale alla presenza del comandante provinciale dei carabinieri Claudio Lunardo, e del soprintendente archeologia, belle arti e paesaggio di Venezia e Laguna, Emanuela Carpani. —
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