Cacciato perché gay, negoziante denunciato

L’Arcigay, a sostegno del 24enne, pronta a costituirsi parte civile: «Venezia è nota per la sua diversità culturale»

VENEZIA

Dopo il maltrattamento e l’offesa omofoba, arriva la denuncia al negoziante di Cannaregio. A farla è il ragazzo veneziano, 24 anni e studente a Ca’ Foscari, che si visto allontanare con forza dal negozio dopo essere stato preso a male parole. Ieri, si è recato ieri al commissariato della Polizia a San Marco a sporgere denuncia. Adesso bisognerà vedere che piega prenderà la vicenda legale. L’episodio risale a mercoledì, in Strada Nuova. Lo racconta lo stesso giovane, in un lungo post su Facebook. Si trovava in una bottega che vende piccoli oggetti d’arte, bassorilievi e souvenir raffiguranti Venezia. Cercava un regalo, così entra e dà un’occhiata agli scaffali. Come scrive sul social, inizia a fare qualche domanda: «i pezzi vengono prodotti qui a Venezia?». Racconta di ricevere in cambio risposte scortesi. Si avvia così verso l’uscita, saluta. A quel punto, il negoziante gli si avvicina e dice: «Viva la f…». Lo ripete più d’una volta. Il giovane, allora, chiede quale sia il problema. «I clienti finocchi», si sente rispondere. Il post continua con la descrizione degli attimi seguenti: il ragazzo viene spinto con forza fuori dal negozio. «Poi» continua «ha chiuso la porta con una cordicina lasciandomi fuori abbastanza sbigottito. Nel 2018 e nella mia città non posso credere di trovarmi ancora di fronte a questa mentalità così antiquata». Il proprietario del negozio, in serata, ha negato categoricamente di aver offeso il ragazzo e lamenta di essere stato disturbato. «L’ho allontanato dicendogli di lasciarmi in pace perché dovevo lavorare», ha spiegato. Dopo il post del giovane veneziano, ha raccontato di aver ricevuto minacce di morte. Nel frattempo, anche l’Arcigay di Padova (competente territorialmente anche per Venezia) commenta l’episodio. «Crediamo che fatti di questo genere» spiega Mattia Galdiolo, referente della sezione padovana «capitino quando la politica per prima sdogana comportamenti omofobi nella città e nel paese. Pertanto è normale che chi cova al suo interno dei pregiudizi poi si senta autorizzato ad esternarli liberamente. Le responsabilità in questo caso non sono solo del negoziante ma anche di chi continua ad avallare da un punto di vista politico questi atteggiamenti».

L’Arcigay sta adesso valutando le iniziative da mettere in atto. Tra queste, anche la possibilità di chiedere un incontro al negoziante per chiedergli delle scuse. Da un punto di vista legale, l’Arci è convinta che una denuncia sia possibile «perché, oltre alle offese, non esiste cacciare una persona da un esercizio pubblico». Se non ci saranno indicazioni diverse da parte di chi sporge denuncia, l’Arcigay di Padova si costituirà parte civile in un eventuale processo. A sostegno del ragazzo si schiera anche il collettivo Stonewall Venezia Lgbtqia: «È vittima di una mentalità chiusa, retrograda e distorta che fa sfoggio della propria ignoranza». Ancora più grave, dicono, che il fatto sia accaduto a Venezia «città storicamente nota per la sua diversità culturale»: «Ci rivolgiamo al negoziante» concludono « per comunicargli che Venezia non odia, ama e accoglie». —

Eugenio Pendolini

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI



Riproduzione riservata © La Nuova Venezia