Cacciari sul Mose: «Quando Prodi non volle neanche ricevermi»

L’ex sindaco di Venezia ritorna sulla riunione del “comitatone” che decise il via libera alle dighe mobili: «Il Professore avocò a sé tutti i poteri di voto»
Massimo Cacciari durante il suo intervento al Festival Filosofia a Modena, 15 settembre 2013. ANSA/Serena Campanini- US EDITORIAL USE ONLY
Massimo Cacciari durante il suo intervento al Festival Filosofia a Modena, 15 settembre 2013. ANSA/Serena Campanini- US EDITORIAL USE ONLY

VENEZIA. Prodi non mi ha nemmeno ricevuto. Ho consegnato a Enrico Letta gli studi critici sul Mose e i progetti alternativi. Ma non li hanno neanche guardati». Il giorno dopo lo tsunami che ha portato in carcere 35 imputati eccellenti Massimo Cacciari, sindaco della città dal 1992 al 1999 e dal 2005 al 2010 si toglie qualche sassolino dalla scarpa. In Consiglio comunale dal 1988, Cacciari è sempre stato contrario al Mose. «Al di là dei commenti moralistici e politici», dice, «forse è il momento di fare un quadro storico e sistematico. Dei personaggi coinvolti, e di come si sono comportati nei momenti topici».

L’inizio. «Tutto comincia nel 1986», racconta Cacciari, «quando prende forma il Consorzio Venezia Nuova, concessionario unico per la salvaguardia presieduto da Luigi Zanda. Un sistema che il sottoscritto e pochi altri contestano, insieme a personalità del mondo della politica e della cultura veneziana».

1990. L’anno di svolta. «L’affare Mose è diventato così importante che nella sfida a sindaco scende in campo Gianni De Michelis, il numero due del Psi. Il centrosinistra di allora contro una diversa «Idea di Venezia». La sfida elettorale si combatte intorno al mega affare delle dighe mobili. Preceduta da una sfilata trionfale del primo prototipo di Mose che attraversa il Bacino San Marco. Tutti ad applaudire, a parte il sottoscritto, Bettin e pochi altri».

Il consenso. «In quegli anni il consenso intorno all’opera è largo e trasversale. I giornalisti delle testate nazionali parlano sempre bene del Mose, le critiche sono circoscritte a poche coraggiose persone a livello locale. Si combattono due idee, quelle che vedono il futuro di Venezia fondato sulla manutenzione di una città unica e delicatissima. E quella che punta tutto sulla grande opera. Con quel meccanismo centralizzato e blindato non ci voleva molto a capire che la grande opera poteva essere pericolosa».

Il 2006. «L’ultimo atto è del 2006. Le criticità del Mose sono evidenti, i costi, gli impatti ambientali, la complessità tecnica del sistema tutto sott’acqua. Il Comune presenta le sue conclusioni con fior di documenti scientifici, Ma tutto cade nel vuoto: presentiamo i documenti e nessuno ci bada. Il ministro Di Pietro nomina una commissione di dieci tecnici del Consiglio superiore dei Lavori pubblici presieduto da Balducci che promuove il Mose. Procedure sballate e pericolosissime».

La Corte dei Conti. «Una delle esperienze più allucinanti», racconta Cacciari, «è stata quella della mia audizione alla Corte dei Conti. Proiezione del solito filmato apologetico del Consorzio che ci eravamo sorbiti altre 10 volte almeno, tutti ad applaudire senza alcuna discussione nel merito. Per i nostri progetti alternativi sono bastati tre minuti e nessuno li ha guardati. Il governo Prodi, ma anche il governo Berlusconi applaudivano, senza ascoltare chi rappresentava la città».

Prodi. «Non mi ha nemmeno ricevuto. L’ho rivisto al Comitatone quando ha avocato a sé tutti i poteri di voto, esautorando i suoi ministri che avevano studi e critiche sul Mose. Io faccio mettere a verbale e voto contro. Non ci vengano a raccontare che non sapevano, Prodi, la Margherita, gli ex Ds. È tutto scritto».

Galan. «Una posizione davvero incredibile quella di Giancarlo Galan. Invece di fare il presidente della Regione faceva sempre il tifoso, veniva con le magliette con su scritto Viva il Mose. Non sapeva neanche di cosa parlava ma era sdraiato sempre a favore della grande opera. Lo era anche Paolo Costa, il massimo sostenitore del Mose nel centrosinistra. Ma almeno lui motivava la sua posizione. E i tecnici che esprimevano critiche venivano definiti in modo sprezzante come dilettanti, «infermieri» rispetto ai professori che avevano deciso. Con loro non siamo mai riusciti a discutere nel merito»

Magistrato alle Acque. «Per anni abbiamo chiesto al Magistrato alle Acque di avere documenti, di partecipare alle riunioni del Ctm che approvava i progetti. La polemica era quotidiana, durante la presidenza di Maria Giovanna Piva e Patrizio Cuccioletta. Guarda caso, i due arrestati perché in busta paga del Consorzio. Dopo Felice Setaro il clima era quello, nessuno indagava sulla correttezza delle procedure».

Mazzacurati. «L’unica persona per cui mantengo una certa stima è l’ingegner Giovanni Mazzacurati. Lui era innamorato della sua opera e per poterla realizzare ogni mezzo era lecito. Con me non ha mai tentato altre strade, è chiaro. Era amareggiato perché non capiva la mia opposizione al progetto».

Orsoni. «Il suo arresto mi ha sorpreso. Quando lui fa il sindaco la questione Mose è già risolta, non c’era alcun bisogno di pagarlo. Può aver commesso un’ingenuità, spero dimostri presto la sua estraneità. Ma questo non c’entra niente con la grande centrale della corruzione. E nessuno poteva dire di non sapere, i governi, la Corte dei Conti, i Tar, Prodi e Berlusconi, i ministri. La storia giudicherà».

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