Ca’ Foscari, gli studenti occupano l’aula San Trovaso per studiare e socializzare

Il collettivo Li.S.C. trasforma uno spazio vuoto in aula autogestita con microonde, caffè e posti a sedere. L’iniziativa durerà fino alla fine della sessione, tra studio, assemblee e cineforum, per denunciare la carenza di spazi universitari

Costanza Francesconi
L'aula occupata dagli studenti
L'aula occupata dagli studenti

Stamattina, 27 gennaio, il collettivo universitario Li.S.C. ha aperto e occupato l’aula San Trovaso.

«Per renderla un’aula aperta a studenti e studentesse per studiare, mangiare un pasto caldo o un caffè e ritrovare uno spazio di incontro e socialità come ormai è sempre più difficile trovarne dentro e fuori l’università» spiegano dal collettivo, elencando le ragioni dell’occupazione.

«Sono all’ordine del giorno le segnalazioni da parte di studenti che si trovano costretti a mangiare all’aperto o seduti per terra, nonostante le rigide condizioni climatiche», elencano, «così come le biblioteche risultano spesso piene e gli studenti vengono inseguiti e cacciati dal personale se la prenotazione del posto - ancora obbligatoria dopo l’emergenza Covid- scade e non viene immediatamente rinnovata».

L’aula San Trovaso ha una capienza di quasi 100 posti, è dotata di bagni e di un ampio giardino. «Nonostante la carenza di spazi segnalata da più riprese dalla stessa Ca’ Foscari, in un periodo come questo di sessione, viene lasciata vuota e chiusa quando non usata per le prove d’esame», incalzano gli studenti.

 

Come chiarito da Li.S.C. in una nota, «l’azione odierna mira a dimostrare che un utilizzo più funzionale degli spazi di ateneo è possibile, e se Ca’ Foscari non se ne interessa, lo facciamo noi, dal basso e per tutti e tutte».

 

L’aula è stata allestita con microonde, caffettiera e prese di corrente. «Il nostro obiettivo”, sottolinea il collettivo, «è quello di tenerla aperta giornalmente per circa due settimane, fino alla fine della sessione, organizzando, oltre all’aula studio autogestita, occasioni di incontro e socialità come assemblee, cineforum e serate a tema».

E aggiunge: «Davanti a un mondo violento, repressivo, ostile a ogni forma di contestazione e che non ha intenzione di far spazio a giovani che ne rifiutano apertamente le logiche malate, la nostra risposta può essere una sola: lo spazio ce lo prendiamo da sole, lo creiamo dove prima non era immaginabile, e lo creiamo all’altezza delle nostre aspettative».

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