Il clochard Aita a processo, show in aula contro Brugnaro. Il sindaco: «Ci sta prendendo in giro»

L’uomo accusato di danneggiamenti ha citato il primo cittadino come testimone. Battibecco di Pasquale con la giudice

Roberta De Rossi
Il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro durante una fase della sua testimonianza
Il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro durante una fase della sua testimonianza

È stato lo stesso Pasquale Aita a pretendere dal suo difensore, l’avvocato Federico Tibaldo, di citare come teste il sindaco Luigi Brugnaro. E giovedì mattina alle 9.30, il sindaco è arrivato in Cittadella di Giustizia.

Il clochard più famoso della città è, infatti, a processo per una raffica di scritte ingiuriose spray e per la violazione sistematica di vari divieti di stare a piazzale Roma, che ha eletto a propria dimora e palco per le sue invettive contro questo o quel politico di turno. Ultimamente - per altro - anche coprendo spesso di rifiuti e urina l’ingresso del Tribunale.

Così giovedì mattina, davanti alla giudice Michela Rizzi, si è presentato puntuale il sindaco in veste di teste e non sono mancati momenti di puro spettacolo. Aita conosce bene la legge, sa che come imputato può fare spontanee dichiarazioni in ogni momento del processo e si è lanciato in una pesante invettiva. Parole che Brugnaro ha lasciato cadere nel nulla, ma che sono a verbale.

Da parte sua, il sindaco non si è certo tirato indietro. Rispondendo alle domande della difesa e della Procura, ha spiegato che «sono anni che cerchiamo di aiutare Aita in tutti i modi, ma abbiamo ricevuto in cambio solo offese. Mi faceva pena, ma ora c’è molta arrabbiatura mia nei suoi confronti: ci sta prendendo in giro, è una persona indesiderata che può arrivare ad azioni violente». «Sa quello che fa e approfitta della solidarietà generale per comportarsi male», ha proseguito Brugnaro, «se chiedete ai nostri Servizi sociali vi diranno che è un grossissimo problema per la città. Sono nove anni che puliamo la sporcizia che lascia in giro. I costi sono nostri. Siamo costretti a pulire quello che fa con la prepotenza e non può più essere tollerato». Mentre il sindaco parla, Aita protesta: «Io non posso farmi offendere da lui, deve stare attento a come parla lui...».

La giudice lo richiama più volte al silenzio: «Lei non può interrompere, il teste può dire quello che ritiene». «Uno dei suoi poliziotti ha ucciso una persona...», incalza Aita, aggiornatissimo su ogni fatto di cronaca, «non mi posso lasciare offendere». La giudice Rizzi ci riprova: «Il mio lavoro lo faccio io». L’aula è affollata di avvocati che si affacciano incuriositi dalla presenza del sindaco teste e dalla voce potente di Aita. L’impressione è che l’imputato abbia voluto il sindaco lì, in aula, proprio per avere occasione di “battibeccare” con lui. Brugnaro tira dritto.

Il Tribunale ha ordinato recentemente che Aita sia iscritto come residente a Venezia: «Ma lui», racconta ancora il sindaco, «si rifiuta si seguire gli assistenti sociali per fare la carta d’identità. Gli è stata data accoglienza alla Casa dell’Ospitalità di Mestre, che ha 80-90 posti e dove le persone arrivano la sera e escono la mattina, con un percorso di presa in carico per una futura autonomia, piano piano», prosegue, «ma con lui non è stato possibile: ci sta che non accetti, è nella sua libertà, mi fa pena, ma ha creato un sacco di problemi agli altri ospiti. È stato allontanato per motivi disciplinari per 15 giorni e non si è più presentato».

L’avvocato Tibaldo chiede se con l’iscrizione all’Anagrafe potrà fare domanda di alloggio pubblico: «Non è solo il reddito a fare punteggio e non si può mettere una persona così in un contesto di persone normali. Mette paura per quello che dice: io sono tra i pochi che non ha paura. Tutti hanno provato a dargli una mano, ma lui ha una visione prepotente e ne è consapevole».

«Sei psicopatico», alza la voce Aita. La giudice lo richiama di nuovo. Lui dice di vole fare dichiarazioni spontanee. E va diretto (testuale): «Purtroppo siamo stati testimoni di una persona che ha problemi psicologici. Lui fa cattiverie ad altra gente. A Venezia se i bambini vogliono giocare vengono multati dai vigili. Ha sue squadre per distruggere le case popolari per non darle alla gente: è sabotaggio di popolo. Con il Covid ha fatto fare il carnevale. Poi dice che Pasquale è contro la società? Con la guerra in Palestina ha messo le bandiere di Israele in Municipio, mettendo in pericolo le forze dell’ordine, perché qualcuno poteva sentirsi provocato e fare terrorismo. Il dormitorio di Mestre? Il cibo fa schifo. La gente fuori mi aiuta e la ringrazio. Il sistema è solo distruzione e morte». Se ne riparla il 19 marzo. 

 

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