Brexit, la paura delle aziende veneziane L’export vale quasi 240 milioni di euro

A temere di più è il settore agroalimentare. Per il turismo il rafforzamento della sterlina potrebbe essere invece positivo



La vittoria dei conservatori britannici (paladini della Brexit) alle recenti elezioni in Gran Bretagna produrrà effetti negativi sull’economia veneziana. Gli effetti dell’uscita dall’Unione europea si vedranno nel 2021, ma i tour operator britannici sono già in allarme e chiedono al nuovo governo britannico maggiore flessibilità.

In Laguna l’anno scorso si sono contati oltre 435mila arrivi dall’isola di Sua Maestà, con oltre 1, 4 milioni di presenze (secondo i dati dell’Ufficio di Statistica su dati Istat – Regione Veneto). «L’introduzione del passaporto certamente sarà una seccatura in più», commenta Marco Michielli, presidente di Federalberghi Veneto, «ma non credo influenzerà le presenze. Da ricordare che con l’uscita della Gran Bretagna ci si attende un rafforzamento della Sterlina sull’euro, e questo non è un male per il turismo veneziano». Ma l’economia veneziana non è fatta solo di turismo. Verso la Gran Bretagna viaggiano infatti beni due volte superiori alle importazioni. Nel 2018 sono stati importanti prodotti per 120 milioni di euro, mentre le esportazioni veneziane sono state superiori a 236 milioni. Ad oltrepassare la Manica troviamo al primo posto i prodotti alimentari (47 milioni), bevande (37 milioni), 31 milioni per macchinari e apparecchiature, articoli in pelle (22 milioni), prodotti della metallurgia per 14 milioni e 13 milioni i mobili, solo per citare i traffici più consistenti. «Le elezioni hanno sancito quanto già deciso nel referendum, era abbastanza scontato», commenta Vincenzo Marinese, presidente di Confindustria Venezia-Rovigo, «La cosa negativa è che il premier Johnson vuole uscire senza un accordo con l’Unione europea e questo avrà certamente un impatto negativo sulle nostre aziende, in particolare del settore agroalimentare».

Marinese esclude che la Gran Bretagna intenda aumentare le tasse sulle importazioni europee, ma certamente verranno introdotti maggiori controlli doganali e fiscali. «Temo proprio la mancanza di norme certe sul tema fiscale e doganale durante la transizione, ciò avrà un impatto diretto e negativo sulle nostre imprese», prosegue Marinese, «Dobbiamo essere bravi a governare questo periodo transitorio a livello europeo, grazie all’azione dell’Unione europea». L’agricoltura italiana rischia di essere la più colpita dalla Brexit. «Il tema principale sono le denominazioni protette» spiega Andrea Colla, presidente di Coldiretti Venezia, «che uscendo dall’Unione europea rischiano di non essere più tutelate in Gran Bretagna. E quindi ci sarebbe un sostanziale via libera alle copie e alla contraffazione di prodotti agroalimentari, che penalizzano il Made in Italy. Rischiamo di perdere tutto il lavoro fatto dai nostri imprenditori, che decenni fa sono partiti per costruire scambi commerciali con gli inglesi, potrebbero vedere vanificato tutto. Con Russia, Cina e Usa, sono le sfide dell’agroalimentare del futuro». A questo si aggiunge l’adozione sulle etichette del famoso “semaforo”, che penalizza i nostri prodotti ( «la Coca cola ha un bollino verde, mentre il prosciutto crudo ha un bollino rosso»). Alla lista dei prodotti danneggiati dalla Brexit c’è da aggiungere anche il Grana Padano, al cui consorzio conferiscono latte i produttori veneziani, e altri formaggi dop. E quindi ne potrebbe nascere un crollo del prezzo del latte. E c’è anche chi vive tra Brexit e dazi Usa. Stiamo parlando del Consorzio Vini Venezia, che rappresenta più di 2mila produttori delle province di Venezia, Treviso e Pordenone e tutela 47 vini Doc e Docg. Usa e Gran Bretagna sono i principali clienti. «Le nostre aziende da tempo guardano quotidianamente a quanto sta accadendo nei due Paesi, il tema è molto sentito», spiega Stefano Quaggio, direttore del consorzio veneziano, «L’anno prossimo sarà cruciale per capire meglio come evolveranno gli scambi commerciali con la Gran Bretagna, ma gli effetti li vedremo nel 2021. Per ora le vendite dei nostri vini non hanno subito grosse conseguenze. Con la denominazione Venezia Doc, ad esempio, l’export verso la Gran Bretagna sta tenendo, come negli anni passati. E presto introdurremo in Gran Bretagna il Pinot grigio rosato, un vino molto richiesto». —



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