Torri Pineda a Bibione, il caso in Europa: «Stop al maxi progetto»
L’eurodeputata Avs Cristina Guarda fa proprie le perplessità di Legambiente: «Non si può sacrificare al turismo di lusso un habitat naturale protetto». Il consiglio comunale attende il ritorno in aula del masterplan rivisto

Finisce a Bruxelles la discussione sulle torri previste dal Masterplan di Bibione Pineda. Lì alcune storiche famiglie della località vogliono costruire nuovi alloggi e nuovi posti barca. Per il momento il consiglio comunale, dopo tre rinvii, ha deciso di far approvare, ancora prima dell’estate e solo con i voti della maggioranza un atto di indirizzo con il quale si impegnava il Comune di San Michele a rivedere il progetto nell’autunno appena cominciato, e di portare poi il masterplan definitivo all’attenzione dell’assemblea cittadina.
Da quell’atto di indirizzo tante sono state le discussioni. La maggioranza sostiene che quelle torri non sorgeranno mai. Però l’atto di indirizzo non è ancora stato ritirato e le associazioni ambientaliste sono preoccupate.
L’incontro
L’altro giorno la sezione del Veneto orientale di Lega Ambiente, la Pascutto Geretto, ha ospitato l’eurodeputata di Avs Cristina Guarda, a cui è stato presentato il progetto. Guarda è stata molto dura e ha espresso una ferma condanna contro l’amministrazione di San Michele, accusata di voler speculare sulle uniche zone umide ancora rimaste lì a ridosso del Tagliamento.
«Non possiamo permettere che i maxi progetti del turismo di lusso prevalgano sul bene comune e sulla tutela della nostra terra. Il masterplan sul Baseleghe è l’ennesimo tentativo di sacrificare un habitat protetto dalla Rete Natura 2000 in nome della rendita e della speculazione immobiliare. Una zona preziosa anche perché sulle seconda foce del Tagliamento, l’ultimo grande fiume selvaggio d’Europa. La capacità edificatoria di quell’area è pari a zero. Nessun turismo d’élite o piano urbanistico del 1985 può giustificare la distruzione di un ecosistema delicatissimo che protegge il litorale anche dal rischio idraulico. Il progetto va ritirato subito, perché l’interesse privato non può calpestare le norme europee e i diritti dei cittadini».
L’eurodeputata interesserà il suo gruppo a Bruxelles.
La salvaguardia
«Essendo la proposta ancora in fase di esplorazione, auspico che Comune di San Michele e Regione Veneto siano chiari sulle incompatibilità normative evidenti tra questo masterplan e le tutele ambientali e di sicurezza idraulica di cui sono responsabili. La tutela del territorio non è un ostacolo allo sviluppo, ma l’unica vera garanzia per il futuro delle nostre comunità, dall’Albania al Veneto».
Cristina Guarda è eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra, eletta nel 2024 nel gruppo dei Greens/EFA. Nata a Cologna Veneta nel 1990 e già consigliera regionale in Veneto dal 2015, porta a Bruxelles la prospettiva dei territori e delle comunità rurali.
Lavora alla transizione ecologica dei sistemi agroalimentari, alla lotta contro l’inquinamento da Pfas e al right to stay: il diritto delle persone a scegliere di restare nelle aree interne e nelle zone a rischio spopolamento, attraverso servizi essenziali, opportunità di lavoro dignitoso e politiche di coesione che rendano il restare una scelta e non un sacrificio.
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