Bar, ristoranti e i due metri della discordia «Inaccettabili»

VENEZIA
Due metri di distanza fra i tavoli, scatta la polemica in Veneto. Molti ristoratori non vogliono accettare questa disposizione che figura tra le linee guida per la riapertura. Dal primo giugno riapriranno i ristoranti con tavoli al chiuso solo a pranzo con nuove linee guida che si stanno definendo in queste ore. I ristoratori sono compatti: a queste condizioni sarebbe una ripartenza zoppa. Il governatore del Veneto è dalla loro parte, ieri mattina in conferenza stampa a Marghera è stato categorico. «Con una distanza di due metri a tavolo i ristoranti non si aprono ma si chiudono». Poche parole, ma emblematiche. La capienza media dei locali veneti non consente il rispetto di questa misura. Sfumerebbe la convenienza. Stessi costi ma ricavi tagliati e dopo 14 mesi di sacrifici e in molti casi di debiti accumulati, la categoria non ci sente. «Con il Governo stiamo lavorando sulle prossime aperture. Sono intervenuto su questo tema - aggiunge Zaia - e ritengo che una soluzione sarà trovata. Vedremo come si esprimerà il Cts. Se si aprirà lo stadio per l'incontro di calcio Italia-Turchia a giugno, allora si affronti anche il tema delle aperture, almeno delle attività delle aree all'aria aperta». Sulle possibili aperture avverte che «non vuol dire liberi tutti. Il rischio è sempre dietro l'angolo. Ci sarà un continuo monitoraggio della situazione - conclude - e questo comporterà una classificazione delle diverse regioni». Infatti poco dopo è arrivato il via libera alla zona gialla da lunedì.
Pensa che far osservare la distanza di due metri tra i tavoli sia inaccettabile anche Raffaele Alajmo, patron del Caffè Quadri oltre che dello stellato Le Calandre a Rubano e di tanti altri celebri locali nel Nordest. Lui e il fratello Massimiliano sono alle prese con bilanci in rosso e dipendenti in cassa integrazione. «Se passa questa misura mi tocca tenere chiuso il Quadri, solo per parlare di Venezia. Prima della pandemia il Quadrino Bistrot poteva contare su 36 coperti. Con le restrizioni siamo passati, quando è stato possibile aprire, a 16. Con i due metri di distanza sarebbero 8. Che senso ha? A Venezia poi c'è una legge comunale e pure regionale che vieta la ristorazione in piazza San Marco. Se sarà così ci toccherà tenere chiuso il Quadri». Raffaele Alajmo aveva già raccontato alla Nuova la situazione drammatica dei suoi dipendenti, dimezzati. Erano 220 ora sono 115. E quasi tutti guadagnano dai 400 ai 700 euro al mese. «C’è chi va dallo psicologo, chi non sa come uscirne. Quando hai affitti, spese di casa, figli da mandare a scuola, come si fa? Non si fa» aveva assicurato. Ammettendo di aver firmato da poco un finanziamento da oltre un milione di euro per andare avanti, ma di aver già raggiunto 2 milioni di indebitamento che non erano programmati. Anche per tutto questo, per gli Alajmo e per tutta la categoria, bisogna riaprire senza limitazioni di posti, seppur con tutte le accortezze del caso.
Una dura critica al provvedimento arriva anche dalla Confesercenti. «Bene ridiscutere, finalmente, di riaperture, ma non si comprende come, rispetto ai protocolli di sicurezza finora applicati, le nuove regole si traducano di fatto in una nuova stretta». Così il presidente di Fiepet Confesercenti, Giancarlo Bianchieri, commenta le linee guida diffuse nelle bozze per la riapertura delle attività che le Regioni sottoporranno a Governo e Cts. «La distanza di due metri tra i tavoli ipotizzati sarebbe una restrizione inapplicabile per decine di migliaia di ristoranti, circa il 60% dei locali non ha uno spazio esterno e praticamente per tutti i bar ». —
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